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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Björk con Rosalía, Daniele Silvestri con Fulminacci, i Lord of the Lost alle prese con Billy Idol

Settimana 44 – con Jethro Tull, Suede, Lord of the Lost, Big Scenic Nowhere, Kurt Vile, Francis of Delirium, Texas in July, Mannequin Pussy, Daniele Silvestri, Björk & Rosalía.

La strana coppia

Un ibrido che inizia con qualche schermaglia e confluisce in una perfetta combinazione tra due delle più importanti voci del pop contemporaneo, per di più per una buona causa (aiutare la lotta contro la piscicoltura in Islanda): godetevi innanzitutto Björk + Rosalía, e grazie per tutto il pesce! Rimanendo in tema di featuring, ma limitato al Grande Raccordo Anulare, niente male nemmeno l’incontro tra la seconda (Daniele Silvestri) e la terza (Fulminacci) scuola romana, che sa tanto di passaggio di consegne. Non esattamente una collaborazione, invece, quella tra i Lord of the Lost e Billy Idol: si chiama cover, tecnicamente, e nel caso specifico si tratta di un aggiornamento del cyberpunk di inizio anni ‘90 ai suoni “post” dei nostri giorni.

Salutate poi quel buon vecchio lupo spelacchiato di Ian Anderson, che torna con i suoi Jethro Tull: il piffero è un po’ sfiatato, ma conferma che difficilmente un genere riesce a suonarlo meglio qualcuno di diverso da colui che l’ha inventato. Poi, ve li ricordate i Fu Manchu e gli Yawning Man? Ecco, recuperate il termine “supergruppo” e ascoltate lo stoner-doom-blues dei Big Scenic Nowhere sentendovi liberi di aggiungere tutte le altre etichette che preferite. E se vogliamo rimanere in tema di rock vagamente psichedelico che va ben oltre la classica canzone da tre o quattro minuti, abbiamo la nuova versione super-zen di Kurt Vile: quasi immateriale, privo di appigli, liquido.

Il resto è del buon indie-rock da college (Francis of Delirium), pop punk che non rinnega le origini hardcore (Mannequin Pussy), B-side che avrebbero meritato miglior sorte e una visibilità che andasse oltre l’ennesima versione deluxe (Suede), metalcore menato sul grugno senza troppo preavviso (Texas in July).

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