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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Il sole di Maura, l'elettronica di Matthew, il testamento di Jaimie

Settimana 35 – con Thatsection, Maura Weaver, Jaimie Branch, FLTY BRGR GRL, Forest Swords, Cultus Sanguine, Axis: Sova, Nation of Language, Laang 冷, Mera Lumen & Lory Fayer.

Pronto, polizia? Aiuto, sono aggredita da una gang di pupazz…

Vera music discovery nell’underground meno esposto alle luci del mainstream, questa settimana. E, a proposito di luce, cominciamo con Maura Weaver, che saluta l’ultimo sole prima dell’autunno con una ballata tristissima sui troppi uomini sbagliati incontrati fin qua. Cosa di cui se non altro non dovrà più preoccuparsi Jaimie Branch, purtroppo scomparsa un anno fa prima di compiere quarant’anni, ma che ci lascia un disco postumo che ci farà mancare ancora di più il suo modo di concepire il jazz e la musica in generale.

Passando all’elettronica (e ai suoi derivati), Matthew Barnes recupera il moniker Forest Swords per vestire di nuovo i panni di ipnotizzatore seriale, mentre i Nation of Language dimostrano di aver trovato la formula perfetta per rivelare la loro identità sonora ed espressiva.

In campo indie rock, il pop stiloso delle FLTY BRGR GRL sa di chewingum e ottimo junk food, ma suggeriamo alle loro mamme di non metterle in contatto con gli Axis: Sova, brutti ceffi sponsorizzati da Ty Segall.

Avete detto metal? Eccoci. I Thatsection mostrano di aver imparato (persino troppo) la lezione dei Dissection, i Cultus Sanguine si confermano tra i maggiori esponenti del gothic doom italiano e altrove – nel lontano Oriente – le cose si fanno sufficientemente nere grazie al black melodico (quasi sinfonico) dei Laang 冷.

Non incanalabili in etichette di sorta, infine, i nostrani Mera Lumen, che uniscono le forze con la poetessa Lory Fayer per finire in un posto incantato esattamente a metà tra i Dead Can Dance più ispirati e il David Sylvian più colto e sperimentale.

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