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La necessaria egomania di Steven Wilson, Vince Clarke strumentale, i Marduk che ci ricordano una cosa importante

Settimana 34 – con Steven Wilson, Vince Clarke, Mouche-Miel, Ashnikko, Ragana, Marika Hackman, Filter, Parquet, Angelica, Marduk.

Davvero ottima questa nuova crema per le mani

Non si placa l’assoluta fame di diverso del leader dei Porcupine Tree, anzi si rinnova continuamente, nonostante ormai Steven Wilson sia probabilmente fuori tempo massimo per il suo sogno di cambiare sul serio il corso della musica. Così come l’ex Depeche Mode Vince Clarke, che ci delizia con un intero album strumentale composto esclusivamente con suoni provenienti dell’Eurorack. L’ex Nine Inch Nails Richard Patrick torna invece con i suoi Filter e lascia l’industrial per esplorare (con ottimi risultati) territori più alt rock. Tutta gente ormai con una carriera ultratrentennale – come i Marduk, del resto, che, devastanti forse più che da giovani, non mancano di ricordarci che prima o poi dovremo morire, quindi tanto vale tenere alta l’asticella fino a quel momento.

Il resto, grazie a Dio, è fatto invece da gente con un’aspettativa di vita un po’ più lunga. Ashnikko rappa contro il patriarcato usando come scusa le cheerleader. Marika Hackman riflette sul duro periodo che ha affrontato ai tempi del COVID. Angelica prova a prolungare la sua (e la nostra) estate a suon di electropop vintage. Il duo svizzero-francese Mouche-Miel riporta in auge il noise rock vero, quello senza troppi fronzoli. E per concludere, date un ascolto alle Ragana, ma non fatevi fregare da qualche passaggio semi-folk: le ragazze non disdegnano urla, rabbia e disagio. D’altra parte, qual era quella cosa che Morgan, Mortuus e Simon consigliavano di non dimenticarci mai?

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