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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Feat! Clark con Thom Yorke, i Drab Majesty con Rachel Goswell, Le Motel con Flowdan

Settimana 24 – con Ray Alder, Semiotics Department of Heteronyms, Gloryhammer, Jag Panzer, Le Motel & Flowdan, Bring Me the Horizon, Westerman, Clark & Thom York, Spoon, Drab Majesty & Rachel Goswell.

Muoviti a scattare che mi scappa da ridere

Benvenuti nella settimana delle ammucchiate. Incontri al buio, collaborazioni, scambi di opinioni. Per lo più inevitabili, come quello tra un producer raffinatissimo come Christopher Stephen Clark e l’anima solista, dichiaratamente elettronica di Thomas Edward Yorke. O quello tra l’estetica sopra le righe di Deb Demure e l’ugola delicata, presa in prestito per un attimo dagli Slowdive, di Rachel Goswell. Che dire poi degli intrecci tra il magma oscuro del duo belga Le Motel e il vociare salmodico dell’MC Flowdan? Hanno sopra il timbro del Fabric di Londra, quindi una sicurezza. Last (but not least) — udite, udite! —, tornano a urlare duro anche i Bring Me the Horizon, con quello che più che un feat pare un’orgia vera e propria, visto che ci tirano dentro nientepopodimeno che Lil Uzi Vert, Daryl Palumbo e Glassjaw: tante grazie e… AmEN!

Rimanendo in ambito metal, massimo rispetto per i due estremi: dalla gioiosa cazzoneria (mai stati più seri, loro, in realtà) dei Gloryhammer, alla dignitosa vecchia scuola dei Jag Panzer. Senza dimenticare Ray Alder, da sempre maestro di tecnica vocale e coerenza stilistica.

Per il resto, un bentrovati agli Spoon, che recuperano dal cassetto uno scarto (mai definizione fu più fuorviante) del loro ultimo album, all’electro post-punk dei Semiotics Department of Heteronyms e al folk spettrale di Will Westerman, che conferma il suo talento alla luce del suo secondo full-length.

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