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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Scherzare male con i Killing Joke, visitare l'inferno con Emma Ruth Rundle e tornarne senza Dio ma insieme ai Last in Line

Settimana 14 – con Skold, Isole, Madre del vizio, Last in Line, Killing Joke, Hello Mary, Furious Fossils, Dente, Emma Ruth Rundle, Francesca Bono, Vittoria Burattini.

Vènghino siòri e siòre, vènghino!

Non potevano che essere mastro Jaz Coleman e i suoi Killing Joke a dirigere l’orchestra di una selezione settimanale più nera del solito, dove come sempre la qualità della roba da ascoltare è parecchio alta, ma da ridere c’è ben poco.

Cominciamo da casa nostra, dove Fulvio Tori e i suoi Madre del vizio cantano l’american gothic in italiano e ci danno l’antipasto del loro prossimo lavoro, che dal titolo si preannuncia all’insegna dell’allegria incontenibile: Il cimitero del pianto. Più affascinante e sperimentale il girotondo coreografato da Francesca Bono e Vittoria Burattini (per un attimo in una dimensione parallela rispetto alle rispettive band – Ofeliadorme e Massimo Volume), prevalentemente strumentale, ma anche quello dal titolo abbastanza cimiteriale: Le ossa. Che dire quindi di Giuseppe Peveri, ai più noto come Dente? Delicato ed empatico, ma sempre e comunque alle prese con un’autoterapia per far fronte a situazioni che sembrano «l’inizio della fine del mondo».

Non potevamo poi certo aspettarci palloncini colorati e coriandoli dall’ultimo singolo estratto da Engine of Hell di Emma Ruth Rundle, e men che meno da Tim Skold, qui intento a metter l’esperienza marilynmansoniana al servizio di una cover di un pezzo dei Depeche Mode che esordisce parlando di una sedicenne indaffarata a tagliarsi le vene senza troppo successo. Figuriamoci infine dalla band di Ronnie James Dio che torna dal regno dei morti senza Dio stesso, o dagli Isole che anelano a fare la fine di Achab mentre veleggiano epicamente tra le acque agitate con sadismo da Re Odino, in cerca di balene o qualunque cosa un grosso cetaceo possa significare per degli svedesi.

Fortuna che ci sono i Furious Fossils, che pur venendo dalla Norvegia pensano più ad ascoltare gli Psychedelic Furs e gli Smiths con fare scanzonato che a bruciare le chiese, e le Hello Mary, pronte a rendere di nuovo croccante al morso l’indie rock in arrivo dalla Grande Mela.

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