Mudhoney: I Like It Small
Foto con intruso, ma necessaria
 

Mudhoney
I Like It Small

A Seattle, la Sub Pop è conosciuta anche come “la casa che i Mudhoney hanno costruito”.

Basterebbe questo per comprendere il valore che il gruppo riveste per l’etichetta, e, in generale, per la sua città. Una band – Mark Arm, Steve Turner, Guy Maddison e Dan Peters – che ha da poco compiuto trent’anni.

Elemento noto ai fan oltranzisti: Arm è anche un dipendente della Sub Pop. Riveste il ruolo di responsabile del magazzino. Questo significa che, se ordinate un disco dallo store online, il “Mega Mart”, ve lo impacchetta lui con le sue manine sante. D’altra parte, su sua stessa ammissione, «andare in tour non paga il mutuo».

Non è sempre stato rose e fiori, questo sodalizio. C’è stato un momento in cui anche i Mudhoney, stremati dalla mancanza di fondi della loro casa madre, scelsero di giocarsi la carta della major, passando alle Reprise . Una scelta che durò pochi anni e che poi li vide tornare in Sub Pop, nel 2002.

Sarebbe stato troppo facile cedere alla tentazione di inserire in questa playlist il loro incrollabile classico Touch Me I’m Sick. Invece ecco un “instant classic” mancato, tratto da Vanishing Point del 2013.

Finché i Mudhoney continueranno a sfornare dischi, ci sarà sempre un posto nel mondo in cui un freak di mezza età possa sentirsi a casa.

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