Humans vs Robots
 
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Sotto l'incantesimo di Siouxsie

Magia? Forse. Stiamo parlando di quel periodo in cui i Banshees sono stati una delle migliori band al mondo.

Se chiedete a un anziano irlandese cosa sa dei Banshees, probabilmente vi racconterà il mito dello spirito femminile piangente che si aggira gridando nei paraggi di qualcuno che sta morendo. Se invece ponete la stessa domanda ad un nerovestito, vi guarderà con amore e comincerà a raccontare.

La storia dei Siouxsie and the Banshees è incredibile, e non solo nell’accezione positiva del termine. A cavallo tra i '70 e gli '80 nessuno era come loro: hanno di fatto trasformato il punk in post-punk, oltre a gettare nel giro di pochi anni le basi per il goth, segnando la strada per miriadi di band che hanno in seguito plasmato la cosiddetta scena alternative e registrando una manciata di album che vanno consegnati in toto alla storia della musica, sia per l’inventiva sia per la qualità innegabile dei brani, tutti assolutamente ineccepibili.

We are fireworks – slowly, glowing
Bold and bright
We are fireworks – burning shapes
Into the night

Ma a un certo punto, proprio come i fuochi d’artificio citati nella loro Fireworks, dopo una deflagrazione che ha illuminato la notte, sono caduti in picchiata libera, continuando a pubblicare canzoni “solo” piacevoli che si perdevano in lavori zeppi di filler con un’ispirazione spesso fuori fuoco. Ascoltare di seguito le due antologie fondamentali (Once Upon a Time e Twice Upon a Time, uscite anche in vhs) è sia illuminante sia disarmante. Non è tanto la virata pop quella che lascia l’amaro in bocca, quanto il livello intrinseco dei brani.

Eppure i Banshees (nome preso dal celebre film Cry of the BansheeSatana in corpo in Italia) sono stati fondamentali, molto più di quanto alla fine ci si ricordi. Una formazione sì instabile ma con un nucleo fisso assolutamente impeccabile che – finché è rimasto unito nell’avere una visione comune – ha tracciato i solchi della musica nel suo senso più ampio, molti dei quali arrivano nelle forme più disparate e inaspettate fino a oggi.

Senza dimenticare ciò che Siouxsie Sioux stessa ha significato per intere generazioni di fan: la personificazione estetica e attitudinale della sacerdotessa dark-punk, ruolo che se da una parte sicuramente ha fatto comodo alla band e alla casa discografica, dall’altro si è tramutato nel tempo in una vera e propria prigione dalla quale non è mai riuscita a liberarsi veramente.

Così è andata che – escludendo un giro veloce di concerti nel 2002 – si sono sciolti nel 1996, ufficialmente come forma di protesta nei confronti della reunion fatta solo per soldi dagli ex mentori Sex Pistols.

Quella che segue è una playlist atipica, che salta a piè pari i brani contenuti nelle raccolte sopracitate e dribbla in toto i primi quattro album della band, vere e proprie pietre miliari che meritano un ascolto approfondito dall’inizio alla fine. Poco male, perché ciò che Severin & Co. hanno consegnato ai posteri nei primi anni era talmente eccellente che anche i brani meno noti meritano di passare alla storia, piuttosto che essere relegati in lati B nascosti, buoni giusto per i collezionisti più testardi. Armatevi di pettine, lacca, rossetto, eyeliner (come fece a suo tempo un imberbe Robert Smith ammaliato dalla potenza dei Banshees e della sua leader) e mettetevi comodi.

Max Zarucchi
Max Zarucchi


Sotto l'incantesimo di Siouxsie fa parte di una serie più ampia, chiamata Playlist.
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