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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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The Pogues: A Pair of Brown Eyes
Impossibile non innamorarsi di quegli occhioni
↤ Tracce

Alla ricerca di certi occhi perduti, con l’ausilio di un paio di birre.

The Pogues
A Pair of Brown Eyes

Da Rum, Sodomy & the Lash, ecco una ballata per due paia di occhi nocciola, scaciata nell’apparenza ma finemente costruita come tutta l’opera di Shane MacGowan.

Sostenuti dal suono inconfondibile dei compagni, i versi si dipanano in un racconto irresistibile. È l’incontro di due uomini: il primo è un giovanotto lasciato dalla ragazza, perseguitato, nelle sue notti innaffiate dall’alcol, dall’immagine e dal colore dei suoi occhi, e per niente aiutato dall’ambiente circostante (un vecchio sbandato che intona Where the Water Lilies Grow, Johnny Cash – cantore per eccellenza dell’amore depresso e senza speranze – e Ray & Philomena che si diffondono da un juke-box); l’altro, invece, è il classico «vecchio bastardo che al bar insiste per raccontarti la sua storia», anche se il ragazzo è ovviamente troppo preso dalle sue pene per starlo a sentire. Nel caso del secondo, gli occhi marroni sono quelli del soldato nemico ucciso, che rivede nei suoi incubi, ormai però metabolizzati abbastanza da impartire a giovani sconosciuti lezioni sulla sofferenza e sul mettere le cose in prospettiva.

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Cat Power: A Pair of Brown Eyes
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The Pogues: Streams of Whiskey
The Pogues: If I Should Fall from Grace with God
The Pogues: The Old Main Drag
The Pogues: Lullaby of London
The Pogues: Boys from the County Hell

Inutile dire che la scena madre si svolge in un pub, oliata presumibilmente da una quantità mostruosa di pinte di Guinness. Anche se alla fine il ragazzo, sconsolato e molto poco lucido, trova rifugio fuori, all’aperto, e ha l’occasione di farsi una bella chiacchierata con i muri e di trovare un po’ di sollievo nella brezza della sera – portatrice di «sounds of long ago» – e nel canto degli uccellini, elementi che sembrano essere spesso puri e curativi nei versi trasandati di Shane.

A margine: poco prima di Rum, Sodomy & the Lash, era uscita Vive la Quinte Brigada di Christy Moore, che ha sicuramente procurato più di uno spunto per The Sick Bed of Cuchulainn. L’altro veterano del folk, amico e compagno di sbronze di Shane da sempre, ricambierà così (ma anche così e così).

Fabio Mancini
Fabio Mancini

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