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Sapessi com'è strano suonare indie rock a Montreal

Quando Brooklyn e Parigi si sposarono nella nuova primavera musicale canadese.

Montreal, Quèbec. Anni Duemila. La possibilità di fare musica da sé, come un po’ dappertutto, è un’idea che fa prendere bene un sacco di gente. Un piccolo studio di amici, un posto tranquillo, un’atmosfera cittadina un po’ americana un po’ bohemien e un freddo da mangiare le ossa per metà dell’anno fanno il resto. «Massì, facciamo un disco.» «Come?» «No, non mi interessa il genere.» «Giusto. Mica siamo a Seattle. O a Bristol.» «Prendiamocela con calma.» «Ok, scusa.»

Cominciò, però, dopo il successo underground di gente come Arcade Fire e Godspeed You! Black Emperor l’idea che in quel di Montreal tirava davvero una buona aria per musicofili (e Leonard Cohen non era più l’unico). Poi arriva Grimes. E poi ancora Mac DeMarco (che però è solo in transito per pubblicare il primo lavoro). È il 2012 e qualcuno comincia ad accorgersi che qui ci si potevano anche fare i soldini, oltre che le visualizzazioni. O almeno qualche bell’articolo sul tentativo di ricondurre tutte le sperimentalità indie intercorse in questa area specifica ad un’unica Scena. Molto più vendibile no? L’Ente del Turismo approva.

Forse vero o forse è solo l’abbaglio di quando la luce dei riflettori colpisce un’area troppo in fretta, lasciando in ombra molto altro. Poco importa, probabilmente, almeno ai nostri fini. La scena indipendente si nutre ancora di documentari variegati e sempre incentrati più sulla critica che all’effettiva validità di quella che sempre più comunemente si identifica con La Nuova Brooklyn (interessante quello su come gli artisti underground vivono nell’ombra di questa nomea che è venuta fuori, così, d’un tratto – Montreal Underground del 2013) e tutte le carte, underground e main acts, contribuiscono a rendere interessante il fatto che se necontinui a parlare.

Leggenda vuole - l’incipit di ogni buona storia deve avere poi del mitico - che sia tutto nato dal quartiere Mile End, quel leggendario quartiere proto-parigino di artisti, boutiques, cafè e rivalutato anche dalla produzione videoludica (Ubisoft in primis), editoriale (Drawn & Quaterly), brassicola (il mitico birrificio Dieu Du Ciel). E poi tutti i locali e gli studi ormai diventati meta di culto per gli appassionati: Casa del Popolo, La Sala Rossa e il Mile End Cabaret, il jazz club Résonance Café, lo studio di culto Hotel2tango, il Club Soda su Park Avenue e molte altre venue più underground come il Red Loft o il Campus. Le etichette musicali sono cresciute in fretta, soprattutto le due fondamentali per la creazione di quello che molti vedono come un brand: la Arbutus Records e la Constellation Records, così come tutta una serie di altre etichette minori (come la Alien8). Il tutto con un odore di Bagel, assurto a vera e propria nuova Madeleine per racconti come questo. E sì, Proust lo leggono anche a Montreal. Molto più che da noi, sicuramente.

Che sia una vera e propria casella dove piazzare gli artisti di Montreal non lo sappiamo, ma la Scena Musicale di questa città merita ormai l’attenzione che gli spetta: dunque provvediamo con entusiasmo a sottoporvi alcune delle canzoni più emblematiche della scena indipendente montrealiana. Armatevi di sciroppo d’acero e lasciate aperti tutti i cassetti dove avete appiccicato le etichette dei vostri generi preferiti. Cercheremo di mostrare tutte le facce di questa sfaccettata e fascinosa realtà musicale.


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