Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Rush: YYZ
Dove vi abbiamo già visti? All'aeroporto di Toronto per caso?
↤ Tracce

Bravi sì, belli meno.

Rush
YYZ

Se vogliamo parlare del geek rock come di un genere semantico più che musicale, è quanto mai lecito riconoscerne gli emblemi in quell’atteggiamento fatto di trovate tanto malate quanto geniali, in un appeal che fa colpo su musicisti pronti all’emulazione ferrea e pedissequa, in un’estetica che certo non punta a far colpo in discoteca sulle biondone degli anni Ottanta.

Geddy Lee, Alex Lifeson e Neil Peart sono stati maestri in questo. Basti pensare – in mezzo alla loro magniloquente discografia – a un pezzo come YYZ, basato sul codice IATA dell’aeroporto Pearson di Toronto. Lifeson era rimasto di stucco quando aveva sentito la ritmica del codice morse che passava attraverso la radio del pilota mentre stavano per atterrare.

↦ Leggi anche:
Immortal Guardian: Clocks
Nell'universo dei Rush

YYZ (pronunciato “Why-Why-Zed”) è tratta dall’album capolavoro Moving Pictures del 1981 e da allora coincide con quel momento di ogni concerto dei canadesi in cui tutti i fan più nerd si ritrovano davanti a fare air drumming. Anche se è sempre presente un assolo in quella parte, il pubblico sembra comunque conoscere già a memoria ogni colpo.

Oggi fortuntatamente riconosciuti come la grande band che sono stati, i Rush hanno però vissuto per molto tempo relegati tristemente nel comparto stagno di una nicchia di aficionados non cool. Una buona lettura, in questo senso, è offerta dal libro del 2009 di Chris McDonald Rush, Rock Music, and the Middle Class, in particolare dal capitolo Riflessi in un altro paio di occhi: rappresentazione dei fan dei Rush. Archetipi affascinanti, signori, ma che di sicuro non eccellevano nell’arte del limonare dopo le partite di beer pong.

Se ti è piaciuta questa traccia, questa recensione o entrambe, perchè non condividere sui social?

Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Scrivere di musica non è facile.
Noi cerchiamo di farla mettendoci passione, ma anche competenza, cura, professionalità. Tutte cose che costano impegno… e soldi. Se apprezzi il nostro lavoro quotidiano perchè non ci sostieni diventando un abbonato? Basta davvero poco!
.
Home
Ogni giorno una traccia che vale davvero la pena sentire
Success
La sezione longform di HvsR
Un altro sguardo sulla musica, con un aggancio all'attualità.