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First Issue: i Sex Pistols sono morti, lunga vita ai PiL!

L'esordio nel 1978 dei Public Image Ltd di Johnny Rotten segna la nascita del post punk

Quando nel 1978 il tour americano sancisce lo scioglimento dei Sex Pistols, Johnny Rotten non si demoralizza eccessivamente. Salvo minacciare il manager della band, Malcolm McLaren, di trascinarlo in tribunale per questioni di soldi (cosa che poi in effetti farà, vincendo la causa), se ne torna a Londra giusto in tempo per raccogliere l'invito di Richard Branson, boss della Virgin Records, di andare con lui in Jamaica a scoprire nuovi talenti reggae. Il resto, come si dice, è storia...

Stefano Gilardino Stefano Gilardino | 05.09.2018 | Condividi su Facebook o Twitter

Addio ai Sex Pistols

Deve essere stato un capodanno meraviglioso quello del 1977, per il buon Johnny Rotten, ormai in esilio all’interno della sua stessa band e in procinto di partire per un tour, quello americano, che si sarebbe rivelato un disastro e avrebbe di fatto sancito la fine dei profeti del punk. Basta una manciata di date organizzate da Malcolm McLaren – Atlanta, Memphis, San Antonio, Baton Rouge, Dallas, Tulsa e San Francisco – per mandare in pezzi i nervi dei quattro componenti. Sul palco del Winterland, alla fine dell’ultima performance, Rotten annuncia lo scioglimento dei Sex Pistols, litiga con chiunque nei camerini e sparisce nella notte. E gli altri? Vicious, Cook e Jones partecipano ai titoli di coda della vicenda con il film The Great Rock’n’Roll Swindle, poi il primo sbanda definitivamente e diventa il martire del punk, gli altri due mettono in piedi i Professionals e se la cavano dignitosamente fino ai giorni nostri.

Oggi si parlerebbe di 'docufiction': la "Grande truffa del rock'n'roll" è una versione un po' romanzata della breve storia dei Sex Pistols, raccontata dal loro manager e mentore Malcolm McLaren. In un paio di scene c'è anche Sting, nel ruolo di leader di una gay band!

La strada che ci interessa, però, è quella di Rotten, che prima si spoglia del suo nickname, ridiventando semplicemente John Lydon, e poi torna a Londra meditando una rivincita epocale sull’odiato McLaren. Per lenire le ferite e riposare la mente, niente di meglio che una bella vacanza, assieme all’amico fidato Don Letts. Il boss della Virgin, Richard Branson, invidioso della collana reggae della Island, propone a Lydon di andare in Giamaica e mettere sotto contratto i più grandi artisti del paese. Il viaggio si rivela fondamentale anche per il prosieguo della sua carriera e regala decine di aneddoti per gli anni a venire. Il re del punk conquista Kingston – dove viene riverito come una star, soprattutto per l’aura da fuorilegge che lo circonda – e si piazza per un paio di settimane nel miglior albergo della città circondato provocatoriamente dai fratelli rasta (all’epoca, molte strutture turistiche erano off limits per chi portava i dreadlock), dividendo il proprio tempo fra ganja, piscina e qualche ora di lavoro.

Nel 1978 John Lydon è in Jamaica, dove nonostante l'espressione di questa foto si è divertito il giusto. Qui è con l'amico Don Letts, che nello stesso anno registrerà con i musicisti dei PiL Keith Levene e Jah Wobble l'EP "Steel Leg v the Electric Dread"

Musicista solo cerca conforto

Quando ritorna a Londra, con i contratti tanto desiderati da Branson, Lydon ha le idee chiare sul proprio futuro: niente punk (o rock in generale), niente manager ingombranti che gli dicano cosa fare, controllo totale sul proprio lavoro e massima libertà espressiva. “Misi un annuncio che diceva pressappoco: ‘Musicista solo cerca conforto’, evitando di scrivere il mio nome, altrimenti avrei attratto solamente dei punk frustrati in cerca di fama. Passai settimane a fare audizioni senza nessun successo, arrivarono dei tizi orribili, metallari vestiti di jeans. Poi alla fine pensai: ‘Potrei chiamare Jah Wobble, lui suona il basso, più o meno’. Il giorno dopo mi telefonò Keith Levene, lo stavo cercando fin dal momento in cui aveva lasciato i Clash e ci eravamo ripromessi di suonare assieme. E, infine, Jim Walker fu l’unico a farmi una grande impressione durante le audizioni, sembrava il batterista dei Can”.

La band al gran completo, sul tetto della casa di Lydon a Gunter Grove

Il nome scelto per questo progetto è Public Image Limited, accorciato in PiL e accompagnato da uno dei loghi più efficaci della storia del rock, opera del fotografo Dennis Morris. Teatro delle operazioni diventa la casa di Lydon a Gunter Grove, in cui si trasferiscono persino gli altri tre membri del gruppo, creando di fatto una sorta di comune (post)punk ad alto tasso di tossicità e creatività. Le massicce dosi di dub che escono dalle casse dell’enorme stereo casalingo e il senso di avventura vertiginoso che caratterizza i quattro componenti sono gli ingredienti principali della prima fase dei PiL, una sorta di ponte tra il passato dei Sex Pistols e quello che diventerà il disco più celebrato del post-punk britannico, Metal Box.

Sid Vicious, Nancy Spungen e Lydon sul divano preferito della casa di Gunter Grove, durante la raffinata cerimonia del tè delle cinque.

Il momento preciso in cui è nato il post-punk

Il 13 ottobre del 1978 esce finalmente il primo frutto targato PiL, un 45 giri con una copertina che richiama le prime pagine dei quotidiani scandalistici inglesi: l’inno Public Image si trova sul lato A con la strana e sperimentale The Cowboy Song sul retro. Lydon si toglie alcuni sassolini dalle scarpe, a cominciare dal testo (“Non avete mai ascoltato una parola di quelle che ho detto, mi giudicavate solo per i vestiti che indossavo”), e il singolo scala rapidamente le classifiche, conquistando critica e pubblico. Public Image è un brano che dal punk recupera energia e potenza, ma con l’aggiunta della chitarra dissonante di Levene, dell’heavy bass di Wobble e della precisa spinta ritmica di Walker. L’orizzonte appare ricco di soddisfazioni, ma con mister Rotten di mezzo le cose stentano ad andare per il verso giusto.

"Public Image", il primo singolo. Nel 2014 NME stabilì che questa era la 242esima canzone più bella di tutti i tempi - oggi NME ha cessato le pubblicazioni cartacee, ci sarà un perchè.

“Avresti dovuto vedere la faccia di Branson quando gli abbiamo fatto ascoltare il pezzo… era furioso”. Così il cantante ricorda il momento in cui, a disco terminato, il boss della Virgin si presenta ai Manor Studios, di sua proprietà peraltro, per ascoltare quello che, nei suoi piani, doveva essere il seguito di Never Mind The Bollocks. Si trova invece di fronte a uno strano ibrido, diviso equamente in due parti, una più classicamente punk – o, meglio, a quello che Lydon ha ereditato dalla sua precedente avventura – e l’altra fortemente sperimentale e di rottura, come rappresentato dalla conclusiva Fodderstompf, il pezzo che fa incazzare Branson. Ai primi di dicembre, racchiuso in una copertina che mostra i quattro come altrettante cover star di famose riviste di moda e politica come Vogue o Life, esce First Issue, album d’esordio dei Public Image Limited, a distanza di quarant’anni ancora più significativo di come apparve all’epoca. Non è certo un’eresia affermare che il post-punk incominci con questo disco, il primo a disfarsi dei luoghi comuni del punk rock e a recuperare influenze kraut, disco, reggae.

First Issue

Ma torniamo a First Issue, che si apre con i nove minuti della nenia metallica Theme, una sorta di work in progress che trova la sua forma definitiva in maniera rapida. “L’avremo provata due o tre volte prima di inciderla, Wobble e Walker la stavano provando, ci aggiunsi solo la chitarra. John aveva un testo che si adattava alla perfezione, fu una faccenda rapida” ricorda Levene. Sarà pure così, ma l’effetto shock è assicurato, con un brano che non potrebbe essere più distante da Anarchy In The UK e da tutto ciò che la gente si sarebbe aspettata da Lydon.

Lydon diceva che "Theme" era relativa a un dopo-sbornia con malditesta colossale e conseguenti pensieri di suicidio.

E se lo straniamento prosegue con il solo cantante che declama in solitaria il testo di Religion I, la versione con musica (Religion II) e Annalisa mostrano il lato più ascoltabile della medaglia PiL. La prima risale per l’appunto all’epoca Pistols (“Recitai il testo agli altri durante il tour americano, nessun mi parve interessato, McLaren suggerì di lasciar perdere. Capii in quel momento di aver scritto qualcosa di interessante”), la seconda è un’amara riflessione su una coppia che lascia morire di fame la figlia perché la credono posseduta dal demonio.

"Annalisa", nel live show del 1983 per la tv tedesca Rockpalast

Public Image apre la seconda facciata – “era un’invettiva contro i miei ex compagni di band, erano loro quelli che non avevano mai ascoltato una parola uscita dalla mia bocca”, rammenta Lydon –, Low Life (dedicata Sid Vicious) e Attack rincarano la dose, forgiando il suono PiL, con la chitarra discordante di Levene e il basso profondo di Wobble sugli scudi. E quando sembra che il disco abbia preso una piega tutto sommato quasi normale, ecco arrivare l’inconsapevole gioiello in chiusura.

Nato come riempitivo per arrivare a un minutaggio decente – il resto del materiale nono superava i trenta minuti – Fodderstompf, con i suoi otto minuti di durata è l’invenzione della death disco, è un anticipo di techno e acid house, la paranoia in salsa disco music. Un beat in quattro quarti su cui si stagliano basso, sintetizzatori e la vocina stridula di Wobble che ripete solamente “we only wanted to be loved”. Nonostante la rabbia e l’indignazione di Branson (e quella di Walker, per cui rappresenta il primo passo verso la fuga dal gruppo), Fodderstompf diventa addirittura una hit allo Studio 54 di New York, sorta di inno per drag queen e ballerini che lo eleggeranno a riempipista.

"Fodderstompf", non esattamente un singolo radiofonico. Nè la canzone preferita di Richard Branson. Lydon a proposito di questo pezzo era solito dire che rappresentava la risposta punk ai Bee Gees.

E se i Sex Pistols erano una semplice rock’n’roll band guidata da un cantante che, invece, il rock’n’roll lo odiava, i Public Image Limited diventano una sorta di esperimento in continua evoluzione, trainato non solo da Lydon, ma dalle personalità eccentriche e forti di Wobble e Levene. Dopo l’esordio sulla lunga distanza e quello dal vivo (prima un riscaldamento a Parigi e Bruxelles, poi finalmente Londra, il 26 dicembre 1978), la band perde Jim Walker, passato con acrimonia ai Pack e poi scomparso nel nulla, recluta l’ex 101’ers e 999 Richard Dudanski alla batteria – un reduce del pub rock e del punk, incredibile a dirsi – e si mette al lavoro sul capolavoro Metal Box, un monolite costruito su bad vibrations, droghe pesanti, esplorazioni infinite e caratterizzato da uno stato di grazia compositiva mai più replicato dagli stessi membri del gruppo.

Altro che no future, nel 1978 il futuro si vedeva benissimo. Solo che era nero.

Jah Wobble, Jim Walker, Martin Lydon, John Lydon e Keith Levene a casa dei genitori di Lydon. Immagine © Joe Stevens.

Questo articolo fa parte della serie Decenni. Decenni è il nome di una serie di articoli lunghi in cui si guarda a dischi usciti 10, 20, 30 o 40 anni fa con gli occhi (e le orecchie) di oggi. Scopri gli altri articoli.