The Nation Of Ulysses: Aspirin Kid
La versione omerica del post-hardcore
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Un inno punk per distruggere l’America con comode compresse effervescenti.

The Nation Of Ulysses
Aspirin Kid

Se Itaca fosse stata Washington e Omero più di estrema sinistra, a quest’ora saremmo tutti concordi nel definire “poema epico” la discografia dei Nation of Ulysses, arrabbiatissima cult band della scuderia Dischord Records. Così come rivaluteremmo Ian Svenonius nei panni di un novello Odisseo (da girone dantesco, ovviamente).

Formati nella primavera del 1988 e originariamente noti come semplicemente Ulysses, la prima line-up del gruppo era costituita da Svenonius alla voce e alla tromba, Steve Kroner alla chitarra, Steve Gamboa al basso e James Canty alla batteria. Tim Green si unirà alla band alla fine del 1989 come chitarrista, quando il moniker si estenderà a The Nation of Ulysses. Si scioglieranno quattro anni dopo, nell’autunno del 1992, non essendo riusciti a completare il loro terzo album.

Aspirin Kid è un vero e proprio inno (tromba inclusa) della generazione post-hardcore della East Coast, arcistufa dei retaggi e delle forme politiche e sociali stantie, capace di offrire una selvaggia interpretazione (anche parodica e quasi surreale) di idee left-handed sopra e sottopalco, con un’interpretazione sfacciata, capitanata dall’autentica star del lotto (Ian Svenonius appunto) e dalla sua tromba belante.

13-Point Program to Destroy America è l’album di debutto – datato 1991 – con quel titolo che si riferisce esplicitamente al Programma in dieci punti del Black Panther Party e al pamphlet propagandistico di J. Edgar Hoover Red China’s Secret Plan to Destroy America. Anche se il tema prettamente politico non è sempre esplicitato nei testi, la carica ideologica porterà la band a essere ampiamente criticata ed etichettata troppo seriamente. Forse – a voler essere didascalici e per dirla con le parole del frontman – la band era «fondamentalmente una nuova nazione sotterranea per la colonia giovanile diseredata. Si tratta di distruggere il vecchio edificio, il monolite del rock ‘n roll». 

A modo suo, naturalmente, il novello Odisseo era capace di autosabotarsi tanto quanto di condurre tutta una ciurma oltre le Colonne d’Ercole. Le esibizioni dal vivo estremamente fisiche e la loro lettura unica della cultura e della moda punk hanno portato i Nation of Ulysses a pubblicare tre album completi e due EP su Dischord e poi a svanire lentamente in progetti post-scioglimento interessanti ma non paragonabili a questo in termini di importanza.

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