Lungfish: Creation Story
Cantautori punk nell'era del grunge
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Poesia e lirismo punk: non è un ossimoro.

Lungfish
Creation Story

I Lungfish, provenienti da Baltimora, sono uno dei gruppi post-hardcore che, in casa Dischord, vantano una delle più lunghe e prolifiche carriere, pur innestandosi sulla medesima idea di un minimalismo ripetitivo e un’impatto cantautorale folkeggiante, che allontana in tutto e per tutto le manie di sperimentalismi e adattamenti alle mode di turno. Non ultima quella del grunge degli anni coevi ai loro esordi.

Band punk atipica, quindi, fondamentalmente veicolo della poesia del loro frontman. Stiamo parlando di Daniel Higgs, bardo un po ‘all’antica, erede di quelli di Hyde Park a Londra, che tanto ama urlare a squarciagola la sua frustrazione contro la società e i politici, ma che appare anche un intimo rappresentante di un modo di comunicare che nella musica rumorosa è sempre stato difficile da trovare. Intimità che sarà uno dei punti focali della musica della sua creatura.

Nella lunga discografia dei Lungfish – praticamente tutta uscita per Dischord (fatta eccezione per il primo LP) – è facile trovare questa linea comune e imbattersi in numerosi brani che hanno fatto scuola, pur senza finire nel manuale di nessuno. Tra i grandi esclusi ci piace citare un piccolo gioiellino da un album controverso come Rainbow from Atoms del 1993: quella spoken word che è Creation Story. Un racconto di vita e musica su un arpeggio che mette in contatto direttamente con Louisville e avvicina Washington ad altri compagni sperimentatori indipendenti (vedi gli Slint).

La malinconica bellezza del racconto si appoggia su quelli che diventeranno stilemi per le prime band emo che verranno (quando ancora il termine indicava l’emotività sormontante tutte le altre intenzioni) tipo gli American Football, che su giri come questi hanno costruito intere discografie.

Resta però ancora importante, in un filone che fa del punk la sua misura d’esistenza primaria, la volontà di dire in termini autentici e personali. In questo caso davvero poetici, capaci di rendere la lezione di una band del genere tanto nascosta quanto così esplicita.

«And that mind’s body will be strapped down / and that body’s mind will subject to / testing or electric currents rippled through the brain / But the music pervades / It was music that gave the shove / And resolved in music we shall breathe / It was children that crafted a parent / And resolved in children we shall live».

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