Dag Nasty: What Now
Minor Threat 2: la vendetta
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L’emo prima del declino.

Dag Nasty
What Now

Mentre il resto della sua scena locale si muoveva in diverse direzioni musicali, il chitarrista dei Minor Threat, Brian Baker, credeva fortemente che la gente volesse ancora qualcosa che mantenesse il suono veloce e potente per cui l’area di D.C. era conosciuta non molto tempo prima. Detto fatto. E così, nel 1985, ecco i Dag Nasty.

Can I Say è l’album-gioellino di debutto per Dischord, ricco di veri e propri anthems che poi verranno presi e portati a casa dai nomi più importanti dell’emo, genere (o forse semplice tag) pian piano liquefatto in povere emu-lazioni senza vita. Se nel primo lato del disco è forse Circles a brillare maggiormente, What Now è la convincente apertura del lato B, direttamente rivolta al silly boy che è in ognuno di noi.

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Utilizzando le striature hardcore immediate e veloci della sua band precedente senza presentarle come uno spettacolo di revival, Baker riesce a modernizzare il tutto rendendolo perfettamente in linea con l’ideologia (e il sound) dell’etichetta. Registrato con il secondo cantante del gruppo Dave Smalley – che in precedenza faceva parte della corpulenta scena della Boston hardcore con i DYSCan I Say suona come se i Minor Threat potessero funzionare anche senza la voce di MacKaye.

Riff d’apertura diretto e pattern punk di basso e batteria quasi danzereccio, chorus memorabile e due minuti di durata. Niente eccessi, niente trasformazioni, eppure era tutta lì l’essenza del punk autentico. What Now? E ora? Non è che ci fosse molto da dire. L’unica cosa era accettare che la vita andava avanti. Bastava solo capire come farla suonare.

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