Sorry: Right Round the Clock
Siamo serissimi
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Gente da prendere sul serio anche se fa di tutto per non essere presa sul serio.

Sorry
Right Round the Clock

Asha Lorenz e Louis O’Bryen trasudano da tutti i pori la stessa irresistibile combinazione di sarcasmo, genio mascherato da stupidità ammiccante e costante sospetto che ti stiano prendendo per il culo che attraversa tutti i loro pezzi. Fosse solo questo, l’impulso sarebbe quello di lasciar perdere. Il fatto è che ti piantano sottopelle un tarlo che prude così tanto che senti di non poterti permettere nemmeno il minimo beneficio del dubbio. Perché se invece stessero facendo le cose sul serio, le starebbero facendo così bene che sarebbe un peccato mortale non dar loro l’attenzione che meritano.

Per dire, sono giusto al debutto, eppure si comportano come delle scafate rockstar di lunga data, anche se il costume da Elvis Presley che ricorre nei loro video sa più di scherzo di Halloween che di vera e propria volontà di impersonificazione. Onnivori ma sempre austeri sotto i baffi, hanno assorbito tutto quello che si sono trovati anche solo a sfiorare e rimescolato ogni cosa (post-punk, pop, jazz) in una personale – ironica ma del tutto consapevole – aggiornatissima versione di quello che una volta si chiamava indie rock.  

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Right Round the Clock è solo un esempio a caso. C’è il groove degli anni Sessanta, un ritornello sexy pronto per uno spogliarello nel peggior night club e il solito sguardo lascivo da educande della chitarra. Ti immagini subito il Mike Patton di Evidence che balla con Sophie Ellis-Bextor, sculettando sopra un ritmo ammaccato che potrebbe uscire dalle tasche dei Pixies se si mettessero a rubare riff ai Supergrass.

Poche giovani rock band sanno mettere nero su bianco la loro ambizione a diventare un cliché con questa chiarezza spudorata. Ma d’altra parte poche rock band odierne sono ambiziose come questa. I Sorry adorano prendersi per il culo e prendere per il culo la storia della musica tutta, ma dimostrano di avere il talento per poter andare oltre la semplice gag. Se poi siete di quelli che non sanno stare al gioco e sostengono che dovrebbero invece scusarsi di tanta sfrontatezza, forse non avete visto bene come si chiamano.

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