Loma: Given a Sign
Una band da osservare da vicino
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Loma: tra moglie e marito, non mettere una band.

Loma
Given a Sign

Nel breve arco di vita dei Loma, esiste una giornata che ha cambiato tutto. Il 26 dicembre del 2018, Emily Cross, voce e motore della band, riceve un’email da un amico che le comunica che Brian Eno, su BBC Radio, sta elogiando da diversi minuti una delle loro canzoni, Black Willow – un ipnotico downtempo con un nonsoché di apocalittico e sacrale. «La ascolto da giorni, di continuo», dice. La verità è che Eno sentiva in quella canzone parte di sé stesso, perché quel pezzo pareva intrecciato filo per filo da lui, e, per dirla tutta, richiamava vagamente la sua arcinota By This River.

Il progetto ideato da Jonathan Meiburg – voce degli ShearwaterEmily Cross e Dan Duszynski – marito e moglie, e precedentemente nella band Cross Record – a quel punto, quando Eno se ne invaghisce, ha al suo attivo solo il primo, stupendo, omonimo LP.

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Accomunabili agli Zero 7 e ai più contemporanei Beach House come uso meditativo dell’elettronica, e dal fatto – in quest’ultimo caso – di essere sotto contratto con la stessa etichetta (Sub Pop), i Loma marcano il 2020 con un singolo, Given a Sign, che porta con sé il crescendo lento di un’onda anomala. Un pezzo che quasi ammicca a una pista da ballo post-pandemica e che si fa accompagnare da una collettiva, silenziosa danza, quasi rituale, in un club al chiuso, se ancora esisteranno i club al chiuso.

Il singolo fa parte del secondo album Don’t Shy Away pubblicato in ottobre e anticipato da un altro singolo, Ocotillo. E poi ci sarebbe anche Homing, che è prodotta proprio da Brian Eno. Insomma, l’imbarazzo della scelta.

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