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Bombay Bicycle Club: Eat, Sleep, Wake (Nothing but You)
Pensieri intimisti
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La più londinese delle indie band londinesi rompe il silenzio, ma si sente appena.

Bombay Bicycle Club
Eat, Sleep, Wake (Nothing but You)

«Nel 2016, il Regno Unito è stato scosso da un evento sismico: i Bombay Bicycle Club si sono fermati per un tempo indefinito. Senza la loro musica, la società inglese è franata». Apre così, con quest’apocalittico comunicato, il video di Eat, Sleep, Wake (Nothing but You). La band attribuisce scherzosamente alla propria assenza dalle scene, e non alla Brexit, il collasso dell’Inghilterra. È il primo singolo dell’album Everything Else Has Gone Wrong, uscito, come tanti, con il presupposto di essere portato in un tour che poi la pandemia si è mangiato.

Un disco che nasce dopo quattro anni di stop e che, bisogna dirlo, è meno convincente degli altri quattro, benché vanti la produzione di John Congleton, uno che ha lavorato con tutte le indie band degli ultimi vent’anni. Forse il motivo è proprio questo, a ben pensarci.

I Bombay Bicycle Club sono ciò che di più squisitamente inglese la scena inglese (più o meno indipendente) abbia regalato negli ultimi tempi. In primo luogo, nascono in una delle aree più pittoresche e artistiche – ancorché meno considerate – di Londra: Crouch End (non Shoreditch, non Soho – Crouch End). In secondo luogo, uno dei fondatori, il chitarrista e seconda voce Jamie MacColl, è il figlio di Neill MacColl. Un nome che ai più non dirà assolutamente nulla, ma che ai pochi conoscitori delle band Bible e Liberty Horses (adorabile pop da riccardoni) farà drizzare subito le orecchie. I BBC hanno esordito da giovanissimi, ora sono nei loro late twenties e si trovano già a dover tirare le fila del decennale, con un grosso problema: aver cambiato troppe volte pelle.

Mancava solo la chiave acustica; il lockdown ha regalato anche quella: un loro EP con versioni unplugged di alcuni brani di Everything Else Has Gone Wrong. Anche in questa chiave, un po’ posseduti dai Fleet Foxes, riescono a dare il meglio di sé. Anche se noi forse continuiamo a preferirli ruvidi e innocenti e un po’posseduti dagli Interpol.

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