David J: The Day that David Bowie Died
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Fumando sigarette e bevendo whisky.

David J
The Day that David Bowie Died

Max Zarucchi
Max Zarucchi

3 luglio 1973: Ziggy Stardust annuncia il suo ritiro dalle scene alla fine del secondo concerto consecutivo all’Hammersmith di Londra. 10 gennaio 2016: dopo una lunga battaglia con un cancro al fegato si spegne, presumibilmente in una clinica oncologica di New York, David Robert Jones. 43 anni per trasformare un ragazzo in un uomo.


Se il fratello minore Kevin (Il cui splendido libro sui Bauhaus fa da contraltare/compendio all’esaustiva autobiografia di J) da fine anni ‘90 ha scelto di dedicarsi a colonne sonore per videogiochi, televisione e cinema, David non ha mai smesso di pubblicare materiale: collaborazioni, progetti solisti, opere teatrali. A conti fatti è stato il musicista più prolifico della band, nonché il più sfortunato per quanto riguarda le vendite.

Sin dallo scioglimento dei Bauhaus nell’83 ha dovuto affrontare platee semideserte, arrivando negli ultimi anni a fare alcuni concerti privati in casa dei fan che lo desideravano, ma ciò non lo ha mai scoraggiato né ha intaccato la qualità suo materiale. Partendo nel 1983 dalla collaborazione per un singolo con il poeta René Halkett (proveniente dalla scuola Bauhaus di Weimar, quella vera) continuando poi con i Sinister Ducks e i Jazz Butcher, Pel di Carota ha alternato la carriera solista a quella con i Love and Rockets fino e oltre il loro split, mantenendosi sempre impegnato, perfino durante i brevi momenti di reunion dei Bauhaus e scrivendo brani anche per i Jane’s Addiction, i Dandy Warhols e altri.

Per quanto riguarda le uscite a suo nome, assolutamente degni di nota sono l’EP V for Vendetta (pensato come colonna sonora per l’omonimo fumetto di Alan Moore), Etiquette of Violence (di fatto un Burning from the Inside parte seconda, ma senza gli altri tre) e il relativamente recente Vagabond Songs.

Proprio da questo album è tratta The Day that David Bowie Died, instant song/tributo presentata sotto forma di ballata acustica che nel suo essere paracula (pubblicata a nemmeno sei mesi dalla scomparsa del Duca Bianco è finita dritta al quarto posto delle classifiche dei vinili inglesi – comunque meglio della paccottaglia che ci ha rifilato l’anno dopo Lilly Hiatt) risulta terribilmente efficace per emotività e incisività, quasi un tentennamento destabilizzante rispetto al tipico contegno british.

Qui non è il David J artista che parla, ma il giovane fan che ancora vive(va?) in lui: invecchiato, più cinico, guarda alla morte di Bowie come allo svanire ultimo dei propri brandelli di adolescenza. Ziggy era sì morto all’Hammersmith, ma era un’illusione: ora se n’è andato realmente e con lui tutti i nostri sogni. Uno splendido brano per un artista che ha dato più di quanto ha ricevuto.

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