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Oltre i Bauhaus. Una playlist.

Non solo oscurità e vampiri: band satellite, progetti postumi e tutto quello che è ruotato attorno ai padri del goth

Max Zarucchi
Max Zarucchi

Le luci colorate sono buone per l’albero di Natale. (David J)

Fine 1978. Northampton. Inghilterra. Piena seconda ondata punk. Quattro ragazzi fan di Bowie, Bolan e Reed, si incrociano e dopo diverse esperienze in gruppetti locali danno vita a una delle formazioni più influenti del post-punk. Detta con un tweet, sarebbe più o meno così.

Peter Murphy alla voce, Daniel Ash alla chitarra, David John Haskins (per gli amici David J) al basso e suo fratello Kevin Haskins alla batteria. I Bauhaus 1919 (la data verrà eliminata nel giro di pochi mesi) cominciano subito a esibirsi nei pub della zona e comporre materiale proprio, arrivando già dopo sei settimane di prove a registrare dei demo da far girare. Dopo vari tentativi andati a vuoto vengono ingaggiati dalla Small Wonder per un singolo. L’etichetta stampa prevalentemente 7” e i nostri pensano a A God in an Alcove, ma il manager della label sceglie (tra una canna e l’altra) Bela Lugosi’s Dead.

Un lungo lamento in onore del funerale di Bela Lugosi, forse l’attore che più di chiunque altro ha vissuto fino in fondo il ruolo del vampiro.

Inconsapevolmente o meno, i contenuti del testo, i riferimenti alla scuola della Bauhaus e al cinema muto (la copertina riporta immagini tratte da L’angoscia di Satana e Il Gabinetto Del Dottor Caligari), il vestirsi di nero e l’uso pesante del make-up, l’adottare come “auto aziendale” un vecchio carro funebre oltre al fatto non trascurabile di avere (diciamolo, non solo Murphy – tutti) il giusto phisique du rôle, ha fatto di Bela Lugosi’s Dead il primo, vero brano goth.

Di conseguenza, i Bauhaus – del goth stesso, come genere musicale – sono consierati i padri fondatori.

Basti dire che solo del primo singolo esistono cover degli artisti più disparati, dai Sepultura ai Massive Attack, dai Nouvelle Vague ai Dead Cross, da Chris Cornell agli Opera IX e via discorrendo.

Una specie di Love Me Do, di Smells Like Teen Spirits, di Anarchy in the UK. Qualcosa che ha letteralmente cambiato il corso delle cose e ha dato vita a un movimento musicale, estetico e culturale. Nonostante la loro breve vita, il lascito dei Bauhaus è enorme e sono numerosi gli artisti che li hanno citati come influenza, diretta o meno, o che li hanno voluti come ospiti per i loro dischi: Pearl Jam, Guns N’Roses, Korn, Mogwai, Pavement, Dead Kennedys, Porno For Pyros, Fun Lovin’ Criminals e la lista potrebbe continuare all’infinito.

Ma i Bauhaus non sono solo Bela Lugosi’s Dead, né tantomeno i quattro sono stati solo i Bauhaus: moltissimi dei progetti postumi sono meritevoli tanto quanto il gruppo madre, satelliti che, pur continuando a ruotare attorno a una stella, vivono di luce propria e a volte risultano anche egualmente brillanti seppur con sfumature diverse. Ieri, oggi, per sempre.

«Undead Undead Undead».

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