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Tamikrest: Assikel

Tamikrest Assikel

Glitterbeat Records / IDOL
★★★★ 4/5
Max Zarucchi
| Lo leggi in 2 minuti

Il Blues tra le dune

Nelle puntate precedenti: i Tamikrest, maliani di etnia Tuareg, si formano nel 2006 nella scuola Les Enfants de l'Adrar, nell'oasi Tinzawatène. Dopo un apprendistato a base di cover cominciano a comporre e pubblicare materiale autografo. Fratelli minori, quasi nipoti dei ben più famosi Tinariwen, poco alla volta si ritagliano uno spazio loro, uscendo dall'ombra lunga dei maestri grazie a composizioni atipiche che al classico schema intro/strofa/ritornello/strofa/ritornello/gran finale prediligono soluzioni più dilatate, come se ogni accordo fosse sospeso, in divenire. È musica insieme evocativa e contemplativa, mai ripetitiva, mai banale, cui riesce la non facile impresa di svecchiare un suono con radici profonde e che vive di dogmi semi-intoccabili. Avere infiltrato con naturalezza le melodie proprie della tradizione di appartenenza con influenze esterne fa sì che il tutto risulti istantaneamente riconoscibile, peculiare, a suo modo unico.

Assikel, che sta a significare Viaggio, è il loro sesto album (settimo, se contiamo un live) e restituisce con chiarezza la sensazione di rappresentare una tappa importante dell’ormai ventennale percorso. Ci si aggira fra echi West Coast (Adagh Oyantid) e folk-rock in odore di psichedelia (Adounia), blues (il Sahara in luogo del Delta del Mississippi, con tutto quel che ne consegue) e un hard (l'uptempo Imanin) chiaramente devoto, perlomeno all'orecchio di chi scrive, ai Led Zeppelin di III. Magistero, quest'ultimo, che più che a livello di puro songwriting si esplica in un attacco insieme viscerale e spirituale. Assikel è stato inciso per gran parte live in studio e si sente. Se qualcosa lo distanzia dai predecessori è un senso di spleen percepibile come mai prima. Come se il tutto stesse andando in scena mentre il sole si abbassa all'orizzonte. Cala la notte, il riposo prepara a un domani probabilmente ancora più duro della giornata appena trascorsa.

Il cameo in Eillal di Ibrahim Ag Alhabib, leader dei Tinariwen, sa infatti di cerchio che si chiude e aggiunge ulteriore valore a un album da cui emanano bellezza e umanità, che rigettando l'algida perfezione del digitale facendo del ricorso all'analogico (si è registrato in Olanda, su un sedici piste super vintage) un altro punto di forza: imperfetto ma vitalissimo, in forza di una sinergia tra i membri della band che ha del magico. Ennesimo attestato del valore degli artefici, può valere pure come invito a recuperare predecessori ingiustamente passati sotto traccia.

tamikrest 

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