Tu chiamala, se vuoi, maturità d’autrice
Del nuovo album di Alela Diane spiega parecchie cose un titolo che gioca sul doppio senso della parola time, riferendosi al tempo che regola la musica e a quello che scandisce la vita di ognuno. Prestando orecchio ai testi e attenzione alle dichiarazioni della diretta interessata, è il secondo rimando a prevalere: Who’s Keeping Time? porge infatti una manciata di riflessioni sulle stagioni dell’esistenza e su tutto quello che il loro passaggio comporta. Piace l’idea di una parentesi riflessiva in un’epoca frettolosa e tribolata, ma soprattutto piace un disco nato come risposta alla dipartita di Michael Hurley, cantante folk di culto che della ragazza era amico ancor prima che maestro e che qui si può sentire in un messaggio lasciato nella sua segreteria telefonica.
Collegando i puntini, Who’s Keeping Time? risponde alla morte ragionando sulla vita tramite dieci canzoni incise presto e bene nell’estate 2025, tra le mura della magione di fine Ottocento dove Alela abita in Oregon. Non un dettaglio, dato che i più smaliziati tra i lettori avranno colto la similitudine con la “grande casa rosa” nella quale fu creato l’esordio di The Band. Poco importa che ci si trovi sulla costa opposta a quella dove Robbie Robertson e compagni inventarono ciò che chiamiamo Americana, poiché a essere davvero rilevanti, in questo caso, sono l’urgenza e la sostanza colte in diretta suonando tutti nella stessa stanza. Come si usava una volta, però respirando consapevolmente un passato che, per citare William Faulkner, non passa davvero mai.
Il che, a farla breve, significa poggiare le canzoni su un solido basamento, per poi metterci senso e passione, ragionando sul tempo che passa con mezzi che per Alela, cresciuta con genitori che suonavano folk e bluegrass, rappresentano un retaggio. Ed è proprio questo il tassello definitivo per benedire cose lontane dall’esercizio di stile come una California da Joni Mitchell agreste, le dolceamare Endless Waltz e Dusty Roses, la circolare Wide Open Spaces e l’intenso meditare di To Be Kind e Fragile As a Flame. A porgerle una cantautrice che ha riempito vivendo lo spazio che la/ci separa dal capolavoro The Pirate’s Gospel e adesso racconta che effetto fa tenere (in conto) il tempo. Anche solo per questo, vale la pena darle ascolto.