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Fink: The City Is Coming To Erase It All

Fink The City Is Coming To Erase It All

R'COUP'D / Republic of Music
★★★½ 3.5/5
Fabio Piccolino
| Lo leggi in 2 minuti

Guardare dentro se stessi

«Dovrei essere dispiaciuto, ma non lo sono» canta Fink in I Buried All the Answers, penultimo brano di The City Is Coming to Erase It All, sintetizzando lo spirito che attraversa l’intero lavoro: tema di fondo quello delle aspettative che il nostro vissuto comune proietta nei confronti delle vite di ciascuno di noi, invitandoci indirettamente a seguire una strada comune, scandita da determinati canoni. Il rifiuto di uno schema prestabilito non rappresenta però qui una scelta rivoluzionaria, quanto piuttosto un’ammissione di fragilità. In questo senso l'album parla del rapporto con sé stessi in relazione alla società, di paure e incertezze, desideri e ambizioni. Un disco maturo nei contenuti e ricercato in sonorità che mirano alla semplicità attraverso arrangiamenti essenziali in cui dominano le chitarre acustiche, secondo un principio di sottrazione che ne mette a nudo l’essenza.

Giunto al nono album in studio, Fin Greenall ha sentito la necessità di rallentare, costruendo con i sodali Tim Thornton e Guy Whittaker un percorso sonoro introspettivo e meno immediato rispetto al passato, e che dunque necessita di un ascolto attento e per certi versi più impegnativo. L’apertura di Wishing for Blue Sky e la seguente Does the Shade Choose Who to Comfort? danno subito l’impressione dei piani diversi su cui l’album è costruito, facendone emergere la varietà: se nella prima spicca una melodia limpida che procede in crescendo, traversata da spiragli di malinconia, la seconda vira verso un’armonia sospesa e una cadenza ripetuta che porta verso toni più cupi. Chiari e scuri destinati a ripetersi in diversi momenti della scaletta, dove si alterna l’atmosfera rarefatta di Two Magpies e Dark Edges all’intensità emotiva di Memorise Your Senses, che affronta il tema dei conflitti interiori mediante una struttura irregolare che valorizza il rapporto di interscambio tra chitarre e archi, e alla già citata I Buried All the Answers, spiraglio luminoso che conduce verso il finale scarno di Spirit of Place, in cui la scelta di eliminare ogni elemento accessorio si compie pienamente, lasciando spazio al solo suono della chitarra.

Raffinato e poco incline al compromesso, The City Is Coming to Erase It All dà l’impressione di essere un album necessario nel percorso personale prima che musicale dell’artista britannico. Un mondo interiore stratificato e complesso, raccontato a bassa voce, con discrezione e sensibilità.

fink 

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