“I soliti BOC”: unici, inconfondibili, insuperabili
Paradossale dirlo di chi impiega tredici anni a dare un seguito al suo successo più grande: il secondo maggiore talento dei Boards of Canada è sempre stato sapersi vendere. La strategia di avvicinamento di Mike Sandison e Marcus Eoin (per l’occasione meno duo dell’usuale, con Sandison autore di due terzi del programma e Eoin che co-firma solo sei tracce su diciotto) alla pubblicazione del quinto album è stata il consueto capolavoro di marketing. Come prevedibile, ha contribuito che nel tempo attorno alla coppia sia cresciuto un culto da intendersi nell’accezione letterale del termine, setta di esagitati che ne vivisezionano ogni mossa in cerca di significati esoterici. Lecito sospettare grasse risate da parte di chi non solo sta al gioco ma lo alimenta (qui voci salmodianti di seguaci di Krishna, citazioni di Aleister Crowley, sermoni di pastori evangelici, riferimenti all’Anticristo: il campionario completo) alla lettura di certe esegesi.
Dopodiché ci sarebbe la musica e pare che per qualcuno sia giunto il momento di sminuire, ridimensionare, snobbare. Impossibile svalutare la rilevanza di pietre miliari quali Music Has the Right to Children e Geogaddi, il nuovo disco è stato stroncato, con toni forti e argomentazioni deboli, sei giorni prima dell’uscita nientemeno che dal Guardian. Recensione che è riuscita per contrasto (sorvoleremmo per carità di patria su chi dalle nostre parti ne ha scritto senza evidentemente averlo ascoltato e chi pontificando, spocchioso come non mai) a far fare un figurone a Pitchfork. Addirittura! Non perché ne ha detto bene ma per avere sottolineato che la musica – avvincente – mette quantomeno in secondo piano “temi occulti e campionamenti enigmatici”. Per avere annotato che non è che la traiettoria artistica dei Boards of Canada dopo l’epocale esordio sia mai stata segnata da chissà quali svolte.
Il che rende attaccare Inferno in quanto non latore di novità bensì riassunto delle puntate precedenti lievemente ridicolo. Sì, sono “i soliti Boards of Canada”: formidabili nel declinare una musica di macchine che nella costruzione di un ordito di melodie lievi ed evocative, semplici ma insidiose, si svelano in qualche misura umane; magistrali nell’incrociare ambient e downtempo, dream pop e IDM, kosmische e post-rock. Ora in scia a John Carpenter, ora ad Angelo Badalamenti ma sempre e comunque unici, inconfondibili, insuperabili.