Una bellezza unica, contemporaneamente intima e graffiante
Pochi comprendono l’intensità di vivere la propria arte come Kristin Hersh. Lo scriveva qualche anno fa The Guardian e chi siamo noi per contestare? Anzi: da estimatori di lunghissima data delle Throwing Muses e del percorso solistico di Hersh sorridiamo e annuiamo con convinzione, aggiungendo che nel suo caso una calligrafia sonora/testuale unica e immediatamente riconoscibile non è mai andata a scapito della comunicatività. Nella peggiore delle ipotesi abbiamo testimoniato qualche moderato e perdonabile basso, comunque fisiologico nel contesto di una carriera pluridecennale che da sempre pone al centro l’introspezione. Non ci sono schermi o paraventi, qui: al loro posto metafore e canzoni sistemate sul filo di un rasoio che (non) separa la dolcezza dalla collera, il chiarore dall’oscurità, i dubbi dalle certezze.
Trentacinque anni e non sentirli per un capolavoro che tuttora restituisce un’idea sul serio avant dell’indie rock, danzando tra fantasmi, ossessioni … leggi tutto
Date le premesse, Sugar on Blackstone eguaglia per ispirazione e riuscita il precedente Clear Pond Road, getta lo scandaglio nelle profondità dell’anima e, incentrato su massimi sistemi come vita, morte, tragedie personali e momenti della fanciullezza che riecheggiano nella vita adulta, non può che affidarsi ad arredi di comprovata essenzialità. Per la semplice ragione che ridurre le cose allo stretto necessario (accompagnano l’artefice il fido Rob Ahlers alla batteria e il violoncellista Pete Harvey) significa tagliare le ossa, scoprire il midollo e ricavarne una musica che possiede i crismi del classico vivo.
Una musica che, se proprio cercate delle definizioni, è obliquo e vibrante folk cameristico screziato indie rock che induce a pensare che così avrebbero suonato i Nirvana se. Soprattutto, è un dono appassionato che, tra scatti iracondi e falsa quiete, attraversa le increspature di ogni giorno per renderlo degno, offrendo anche stavolta brani di livello elevatissimo – facendo un torto al resto, menzione d’obbligo per Dark Eyed Junco e Silver Beach, Pink Nightgowns e Ticking, Sundial e Dom in Orange – e quella bellezza che allo stesso tempo riesce a porgersi intima e graffiante. Ti vogliamo un oceano di bene, cara Kristin.