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Interpol: This Mirror Weighs a Ton

Interpol This Mirror Weighs a Ton

Partisan Records / Virgin Music Group
★★★½ 3.5/5
Giancarlo Turra
| Lo leggi in 2 minuti

Dopo quasi vent’anni l’asticella si rialza oltre il compitino.

Con certi artisti in circolazione da un bel po’ ti accontenti della nostalgia canaglia, oppure puoi fare tabula rasa delle aspettative e delle speranze per verificare se il nuovo “attesissimo” album sia la solita stanca recita o magari una zampata d’autore. Vale la seconda opzione per gli Interpol, all’ottavo capitolo di un romanzo che da quasi vent’anni li vede alle prese con il mestiere (il doppio senso è assolutamente voluto…) di essere sé stessi, però con la consapevolezza un po’ nascosta di poter cancellare la routine allorché introducono variazioni nella raffinata estetica che li ha resi famosi e apprezzati.

Accade a ogni gruppo che ha costruito le proprie fortune su una formula precisa e accade in un lavoro che dispiega novità nel cambio di scuderia, nel bassista Brad Truax eletto a membro effettivo e soprattutto nella regia (comunque temperata dal mixaggio di Dave Fridmann) affidata a Andrew Wyatt, che in curriculum ha Liam Gallagher, Rosalía e Charli XCX e quindi sa come usare la forma per mascherare l’assenza di sostanza. State tranquilli, però: This Mirror Weighs a Ton intreccia una all’altra in canzoni per lo più vive e convincenti. Lo avverti forte e chiaro in apertura, quando la programmatica title track dipana una malinconica carrellata trip-hop tra loop e sintetizzatori e See Out Loud risponde con classica innodia post-punk tesa, sinuosa e nondimeno speziata con schegge sintetiche e la voce del chitarrista Daniel Kessler.

Evitando il rischio di somigliare agli Editors, i newyorchesi procedono fino al termine del programma alternando sguardi nello specchietto retrovisore illuminati dal qui e ora (Wings on Fire, Iron City, Wounded Soldier i più azzeccati) a fresche intuizioni che meritano l’applauso: su tutte una Enemy in bilico tra teatralità e intimismo, il solido funk-wave Wake Up, una Bird and the Serpent dall’elaborato taglio arty e il commiato mesto e autunnale Sudden. Emozioni e idee finalmente prevalgono su perplessità e noia, e da gente in circolazione da un bel po’ sarebbe insensato pretendere di più. A conti fatti, è una bella sorpresa.     

interpol 

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