Dopo quasi vent’anni l’asticella si rialza oltre il compitino.
Con certi artisti in circolazione da un bel po’ ti accontenti della nostalgia canaglia, oppure puoi fare tabula rasa delle aspettative e delle speranze per verificare se il nuovo “attesissimo” album sia la solita stanca recita o magari una zampata d’autore. Vale la seconda opzione per gli Interpol, all’ottavo capitolo di un romanzo che da quasi vent’anni li vede alle prese con il mestiere (il doppio senso è assolutamente voluto…) di essere sé stessi, però con la consapevolezza un po’ nascosta di poter cancellare la routine allorché introducono variazioni nella raffinata estetica che li ha resi famosi e apprezzati.
Alla luce dell’attuale stato dell’ispirazione e appena passati due decenni dal loro momento magico, pensando al quartetto newyorchese la domanda … leggi tutto
Accade a ogni gruppo che ha costruito le proprie fortune su una formula precisa e accade in un lavoro che dispiega novità nel cambio di scuderia, nel bassista Brad Truax eletto a membro effettivo e soprattutto nella regia (comunque temperata dal mixaggio di Dave Fridmann) affidata a Andrew Wyatt, che in curriculum ha Liam Gallagher, Rosalía e Charli XCX e quindi sa come usare la forma per mascherare l’assenza di sostanza. State tranquilli, però: This Mirror Weighs a Ton intreccia una all’altra in canzoni per lo più vive e convincenti. Lo avverti forte e chiaro in apertura, quando la programmatica title track dipana una malinconica carrellata trip-hop tra loop e sintetizzatori e See Out Loud risponde con classica innodia post-punk tesa, sinuosa e nondimeno speziata con schegge sintetiche e la voce del chitarrista Daniel Kessler.
Evitando il rischio di somigliare agli Editors, i newyorchesi procedono fino al termine del programma alternando sguardi nello specchietto retrovisore illuminati dal qui e ora (Wings on Fire, Iron City, Wounded Soldier i più azzeccati) a fresche intuizioni che meritano l’applauso: su tutte una Enemy in bilico tra teatralità e intimismo, il solido funk-wave Wake Up, una Bird and the Serpent dall’elaborato taglio arty e il commiato mesto e autunnale Sudden. Emozioni e idee finalmente prevalgono su perplessità e noia, e da gente in circolazione da un bel po’ sarebbe insensato pretendere di più. A conti fatti, è una bella sorpresa.