Salta al contenuto
Robyn Hitchcock: The Confuser

Robyn Hitchcock The Confuser

TINY GHOST RECORDS / The Orchard
★★★★ 4/5
Eddy Cilìa
| Lo leggi in 2 minuti

Nato con la camicia (paisley)

Carta d'identità che recita settantatré, indice di produttività nuovamente da giovanotto dopo che a cavallo fra lo scorso e l'attuale decennio si era concesso di tirare un po’ il fiato, l’ex-Ragazzo Soffice nella sua venticinquesima uscita da solista (ci sarebbero poi quattro Best of, una dozzina di raccolte di rarità, una decina di live, i singoli, gli EP, le collaborazioni, le partecipazioni) per stupire decide di non farlo. Nel 2023 aveva spiazzato confezionando, con Life After Infinity, la sua prima antologia di strumentali. Nel 2024 in 1967: Vacations in the Past, concepito come colonna sonora di uno splendido memoir cui ha appena dato un seguito, tolto un solitario brano autografo e autobiografico metteva in fila solamente cover ed era un’altra prima volta. A questo giro l’unica sorpresa è che in copertina vesta di nero. Ma come! Proprio lui, l’uomo alla cui leggenda ha contribuito fra il resto una collezione di camicie multicolori che occuperà chissà quanti metri lineari di guardaroba. Mette le cose a posto il video di My Dead Astronaut dove, attorniato da musicisti agghindati da Devo, il nostro eroe veste Paisley. Forte la canzone: potrebbero essere dei Rolling Stones che quasi sessant’anni in ritardo hanno inteso cosa sia la psichedelia.

Forti anche le altre nove che la accompagnano. In quanto bignamino di quasi ogni Hitchcock declinato dacché si affacciava alla ribalta nel 1977 con quei Soft Boys che nell’anno del punk coniugavano energia garage e afflato lisergico (a proposito: l’antico sodale Kimberley Rew fa capolino a più riprese) il disco trova il suo antecedente vero in Shufflemania!, del 2022. Con una deviazione non da poco, però, dagli usuali percorsi e, avendo appena scritto che qui l’artista non ha voluto stupire, tocca subito precisare che un’eccezione c’è, giacché in Building from the Ruins si palesa un Robyn Hitchcock inedito: funky. Attacca con una chitarra alla Shaft che nel prosieguo virerà Hendrix, sfodera un basso da Stone Roses quando erano inarrestabili, tanto per gradire ci butta dentro un mellotron e una voce un filo intimidente, malevola. Fantastica, ancorché almeno di primo acchito fuori contesto fra il power pop di I Am This Thing e il vaudeville di Wasted, una Yesterday’s Rain da Bevis Frond in fissa per i Byrds più testosteronici e il Dylan a Nashville ma chimicamente alterato di Monday for Me, una fiabesca Breathless e una tenera The Vanishing Kind. E How to Feel Alright? Potresti depositarla dentro Underwater Moonlight e vi si mimetizzerebbe alla perfezione.

Camicie a parte: come si fa a non adorare Robyn Hitchcock?

robyn hitchcock 

A proposito:

🔓 Sblocca oltre 4.000 articoli (gratis)!

Registrati con la tua email: potrai accedere subito all’intero archivio e ricevere la nostra newsletter su Substack — niente spam, solo contenuti che vale la pena leggere.

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 10 persone!