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Joe Jackson: Hope and Fury

Joe Jackson Hope and Fury

earMUSIC / The Orchard
★★★★ 4/5
Eddy Cilìa
| Lo leggi in 2 minuti

Squisiti anacronismi

Momento di grazia supremo coincidente con un’irripetibile congiunzione astrale per Joe Jackson, nel 1982, Night and Day. Al quinto album in quattro anni, dopo avere frullato nei primi tre punk e reggae, errebì e new wave e rivisitato nel quarto l’epoca aurea di swing e jump blues, confezionava il disco più newyorkese mai concepito da un musicista britannico. E inopinatamente, citando Cole Porter già nel titolo, ispirandosi a music hall e musical, giocando con la salsa, il funk e una sofisticata forma di canzone jazz, e insomma producendo musica sulla carta lontanissima dall’attualità del tempo, in un qualche ineffabile modo di quel tempo coglieva a meraviglia (non dissimilmente da un altro anacronismo datato ’82: The Nightfly di Donald Fagen) un certo spirito. Sicché oltre alla critica a entusiasmarsi era il pubblico, con conseguenti vendite milionarie. Da lì a un paio di anni Body and Soul tentava la missione impossibile della replica e non se la cavava nemmeno male, sia artisticamente che al botteghino, ma poi basta.

Irrilevante un prosieguo di carriera in cui ambizione e ispirazione di rado si sono incontrate e men che mai quando (pur coerentemente con una formazione che è accademica) il nostro uomo si è misurato con spartiti di impronta classica: con esiti imbarazzanti, ma non più di un Night and Day II, datato 2000, riguardo al quale meno si dice e meglio è. Stupore quando nel 2019 il vero seguito di quell’ormai lontanissimo capolavoro si materializzava in Fool, primo disco di Jackson consigliabile in capo a trentacinque anni da cancellare.

Hope and Fury è il secondo, prevedibilità del porgersi ricalcando ancora quel modello riscattata tanto dalla scrittura che dalla vivacità delle esecuzioni. Sin dalla tambureggiante Welcome to Burning-By-Sea e proseguendo con una I’m Not Sorry al pari incisiva melodicamente e ritmicamente, con il pastiche da Isley Brothers che incrociano Ritchie Valens Do Do Do e una Fabulous People in cui il basso di Graham Maby, complice di sempre, macina funk. Fa storia a sé il congedo See You in September, omaggio al Sinatra più sentimentale.

joe jackson 

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