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Flea: Honora

Flea Honora

Nonesuch / Warner Music Group
★★★½ 3.5/5
Bizarre
| Lo leggi in 2 minuti

Il bassista più funk del mondo esordisce in solo in un album senza funk

È scontato, se non addirittura banale, avere una reazione di sconcerto all’ascolto di questo disco di Flea. Flea, lo ricordiamo per i più distratti, è il funambolico bassista dei Red Hot Chili Peppers, dei quali fu membro fondatore, ragion per cui vanta oltre quarant’anni di militanza nella band. Sarebbe quindi stato lecito aspettarsi da questo tardivo esordio solista qualche numero di funk zompettante che rimandasse all’epoca d’oro (ahimè conclusa da anni) di quel gruppo.

Niente di tutto ciò. Honora è il pretesto per riscoprire una sopita passione per il jazz, e in particolare il bebop, che lo ha marcato fin dall’infanzia. Al contempo, da bambino Michael Peter Balzary (questo il vero nome dell’artista) impara a suonare la tromba, e ce ne dà dimostrazione in questo stesso album, in cui la usa spesso e volentieri come strumento solista; senza tuttavia dimenticare il basso, del quale rimane un esecutore di altissimo livello: in Frailed sentiamo all’occorrenza entrambi gli strumenti (oltre a molti altri, tra cui la chitarra di John Frusciante) in un interplay di grande portata emozionale.

L’album, essenzialmente strumentale, esplora quindi territori abbastanza inconsueti, che potremmo definire “spiritual ambient jazz”: spesso le atmosfere sono astratte (oltre alla succitata Frailed va menzionato il primo singolo A Plea), talvolta si sviluppano in territori free (come in Morning Cry, pezzo dall’incipit zappiano) o in proclami anni Settanta (Free As I Want to Be). Il grande assente è proprio il funk: tant’è vero che, dovendo scegliere una cover dei Funkadelic, Flea opta per Maggot Brain, uno dei loro pezzi più puramente psichedelici, in cui la tromba fa le veci della chitarra.

Qualche perplessità la destano i featuring vocali: Thom Yorke in Traffic Lights e Nick Cave in Wichita Lineman (brano di Jimmy Webb) non paiono sinceramente al meglio della loro espressività. Il momento migliore finisce con l’essere probabilmente Thinkin Bout You, altra cover, questa di Frank Ocean, in cui l’afflato emotivo è altissimo e la tromba di Flea prende veramente il volo.

Un album in definitiva non perfetto ma ricco di spunti interessanti, originale e soprattutto sincero: un’occasione unica per l'autore di dismettere i panni dello zuzzurellone in salsa Red Hot e mostrare al mondo una vena artistica insospettabile.

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