Volgarità positiva allo stato dell’arte
Ma chi è Peaches? Nata nel 1966, la canadese Merrill Nisker debutta nel 1990 con il trio folk Mermaid Cafe e solo cinque anni dopo esordisce da solista, con un album pubblicato usando il suo vero nome. Nel 1997 entra a far parte dei The Shit. Ma è nel 2000 che, infatuata dalla nascente scena electroclash, si sposa con i sintetizzatori e inizia la carriera a nome Peaches, con l'EP Lovertits e soprattutto il seminale The Teaches of Peaches.
Più di un quarto di secolo dopo – contro ogni aspettativa – è ancora qui, agguerrita più che mai, con un album che sembra non temere niente e nessuno, nemmeno il tempo che passa. Se è vero infatti che la gioventù è ormai andata, la nostra non ha paura della vecchiaia e, scavalcata la menopausa, va ad affrontarla con una grinta che molti suoi nipotini possono solo sognare.
Rimane una ribelle, Peaches: scomoda, schietta, provocatrice, autoironica, non nasconde (nemmeno troppo) tra le righe una certa delusione per la piega che ha preso tutto il movimento LGBTQ+ negli ultimi anni, dove nonostante le battaglie siano state portate avanti sinceramente e in buona fede, spesso ci si è arenati in una strumentalizzazione politica indesiderata, che paradossalmente ha allontanato ancor di più il raggiungimento di alcuni diritti. E lei non ci sta.
Non le manda a dire nella mezz'ora scarsa di No Lube So Rude, un assalto sonoro fatto di electro, attitudine sfacciatamente punk e un occhio di riguardo verso nuovi spettri musicali (il finale della traccia di chiusura, Be Love, affidato ai violini, così come il funk accennato in Panna Cotta Delight): merito anche della mano sapiente di The Squirt Deluxe, produttore di stanza a Berlino che sembra essere riuscito a canalizzare l'energia di Peaches condensandola in trenta minuti senza riempitivi né momenti di stanca.
Un dono della sintesi musicale dove i testi (violenti, sfacciati, ma che fanno pensare e non poco) risultano dominanti, per uno dei personaggi più incisivi degli ultimi decenni. Una conferma per i fan e un ottimo punto di partenza per chi non la conoscesse: No Lube So Rude potrebbe essere tra i suoi lavori migliori, se non addirittura quello più riuscito nel complesso.
Alla faccia dei sessant'anni.