Georgia on my mind: guardarsi indietro per chiudere un cerchio
Sono passati vent’anni tondi da quando Crazy imperversava nelle classifiche e per radio. Diciotto da quando gli Gnarls Barkley diedero un seguito all’album che la conteneva – quel St. Elsewhere che centrifugava e campionava su tonalità black un po’ di tutto, da Armando Trovajoli ai Trees – con il secondo disco The Odd Couple. Da allora la “strana coppia” formata da Danger Mouse e CeeLo Green, i Jack Lemmon e Walter Matthau del soul/hip hop post-moderno, è andata in ibernazione lasciando spazio alle rispettive carriere prodighe di soddisfazioni per entrambi (e nel caso di Green anche di qualche grana giudiziaria).
Con Atlanta chiudono fuori tempo massimo la trilogia, a sentir loro in modo definitivo. La domanda ovviamente è: ha senso un ritorno dopo tutto questo tempo, in cui sicuramente né uno né l’altro sono andati a letto presto? Se di nostalgia si tratta, forse è più per l’adolescenza che per il periodo dorato in cui la suddetta Crazy diventava canzone del decennio secondo Rolling Stone. Il titolo dell’album sintetizza il concept: Atlanta non come culla della trap, ma come sfondo del romanzo di formazione del giovane CeeLo e in parte anche del socio. Quando il cantante, come racconta nella ballatona Pictures, bigiava scuola e lasciava che lo sguardo si perdesse nel paesaggio urbano fuori dai finestrini della metro in superficie. Certi pezzi del disco sembrano uscire da uno stereo-8 durante un viaggio in auto nel ’73, tale è il quoziente retromaniaco di soul/r&b tra Donny Hathaway (Sweet Evil) e i Temptations psichedelici (I Amnesia), ma ci sono anche il gospel di Let Me Be, il rap un po’ troppo caciarone di Cyberbully (Yayo) e Line Dance, la disco di Accept It. Un campionario di blackness sontuosamente cucito insieme da Danger Mouse tra orchestrazioni e campionamenti, e la voce di CeeLo è come sempre una spanna sopra a gran parte dei cantanti retro-neo-post soul di questi anni.
Il problema, forse, sta proprio lì: “questi anni” trascorsi nel frattempo. La formula è piacevole, la voglia di raccontarsi nelle ambasce della mezza età sincera così come quella di provarci come coppia un’ultima volta, ma quello che vent’anni fa era un suono fresco e a modo suo innovativo nel suo intrecciare passato e presente, oggi solleva un sottile velo di polvere. Pregi e limiti degli amarcord.