Sogno lucido
Croak Dream, quasi letteralmente, è un album che ha che fare con il sogno. Le atmosfere del nuovo lavoro di Jacob Allen, alias Puma Blue, sembrano infatti la colonna sonora di un viaggio tra dimensioni diverse che si sovrappongono, tra stato di coscienza e irrealtà, veglia e sonno. Un percorso avvolgente scandito da undici brani che dell’esperienza onirica sembrano prendere le sembianze: c’è il sogno agitato (Mister Lost) e quello rassicurante (Fool), il sogno lucido (Desire) e quello ricorrente (la traccia omonima), quello triste (Hold You) e quello enigmatico (Cocoons), il malinconico (Heaven Above) e l'eccitante (Hush). E così via, in un mood sonoro che strato dopo strato si fa sempre più immersivo e dunque più profondo.
È una chiave di lettura soltanto parziale, certo, ma utile a leggere alcuni degli aspetti dell’idea di musica che l’artista inglese esplora e realizza. Metterci dentro emozioni autentiche, innanzitutto, restituendole all’ascoltatore in tutta la loro potenza e dunque riempiendole di significato. Allo stesso tempo con quest'album Puma Blue esprime la necessità di farlo con uno sguardo più ampio: non una raccolta di canzoni ma un disegno unico che le mette in comune e le rende dipendenti l’una dall’altra, dandogli una forma davvero compiuta soltanto nell’insieme.
In questo senso è difficile collocare con precisione il disco nel panorama odierno, ma questa non è certo una novità nei lavori di Allen, da sempre attraversati da contaminazioni che arrivano da direzioni diverse. Croak Dream si può definire maggiormente orientato al trip-hop ma mantiene le caratteristiche di un suono multiforme, che mescola elettronica d’avanguardia a jazz e dub, esplorando spazi sempre diversi. Ad amplificare l’atmosfera notturna da cui è avvolto contribuisce l’utilizzo della voce, la cui trama fragile e intima alimenta il tessuto sonoro piuttosto che sovrastarlo, fungendo più da ulteriore strumento che da elemento in primo piano.
Con la sua estetica sempre riconoscibile Puma Blue non è più una novità, bensì una conferma che va ritagliandosi un suo spazio in modo sempre più convincente.