Ritrovare la strada di casa
A un certo punto della loro storia i Mumford & Sons hanno deciso di smettere di essere quello che erano stati fino a quel momento. Dopo il successo planetario del primo album Sigh No More, uscito alla fine del 2009, e il successivo Babel, del 2012, la loro fortunata formula fatta di elementi riconoscibili, come l’assenza della batteria e l’utilizzo di strumenti come banjo e mandolino, è stata modificata per sperimentare in direzioni diverse, cercando nuove modalità espressive. Comprensibile per certi versi, coraggioso per altri, con i successivi Wilder Mind e Delta si sono sensibilmente allontanati da quel folk in chiave moderna che ne ha caratterizzato gli esordi, per avvicinarsi a un rock di più ampio respiro, pur mantenendo salda la ricerca della melodia e l’intensità emotiva delle composizioni.
Sperimentazioni certamente necessarie nel loro percorso musicale anche se non sempre riuscite in pieno, e che a distanza di anni riconducono verso il punto di partenza: se Rushmere, uscito pochi mesi fa, comunicava un'urgenza di riappropriarsi della propria identità, Prizefighter ne certifica il compimento. Da un lato questo significa che il sound della band di Marcus Mumford è tornato a essere più vicino a quello dei primi due dischi, ma anche che le trasformazioni avvenute nel corso del tempo sono servite per riportarli consapevolmente a ritrovare lo spirito degli esordi. Non è un caso che Prizefighter sia stato composto in appena una decina di giorni grazie al contributo di Aaron Dessner dei The National che, a quanto raccontato dalla band, è stato in grado di tirare fuori la loro vera essenza.
Così, sentendosi nuovamente a proprio agio, i Mumford sono riusciti a essere coinvolgenti, corali e soprattutto credibili come non succedeva da tempo, grazie a brani particolarmente efficaci come Rubber Band Man, Stay o Begin Again. Da un altro lato, la spontaneità del processo creativo ha probabilmente il limite di far suonare l’album un po’ troppo ripetitivo dal punto di vista musicale, e sulla distanza dei cinquanta minuti gli fa inevitabilmente perdere smalto. Il tempo delle sperimentazioni, d’altra parte, è stato superato e questi sono i Mumford & Sons in purezza: prendere o lasciare.