Liturgie del caos.
Se De Mysteriis D.O.M. Sathanas era una pinacoteca dove ogni brano era un quadro in una mostra sulle atrocità, qui entriamo nella Cappella Sistina degli Inferi, dove l'orrore della morte è ovunque, tra immagini forti ed evocative e dettagli altrettanto importanti, se non addirittura più efficacemente claustrofobici. La qualità compositiva che ha sempre caratterizzato ogni line-up dei Mayhem non è in discussione, ma va sottolineato quanto questo nuovo capitolo raggiunga davvero vette compositive e interpretative assolute. È un disco che richiede numerosissimi ascolti, che si svela poco alla volta: nonostante in superficie sembri di trovarsi di fronte al solito assalto sonoro, in realtà sotto traccia si muovono diverse soluzioni inedite e una stratificazione minuziosa che si svela ascolto dopo ascolto.
È come un cubo di Rubik: se all'inizio sembra impossibile venirne a capo, poco alla volta i colori prendono forma, mossa dopo mossa. Vero è che, allo stesso modo del rompicapo colorato, non tutti avranno la pazienza o la predisposizione a risolvere il quesito, motivo per cui probabilmente buona parte dei curiosi lo reputerà un disco bello peso sì, ma fine a se stesso. Per tutti coloro che invece avranno voglia di dedicare il tempo necessario a un ascolto attento e approfondito, le sorprese non mancheranno.
Il problema di un gruppo come i Mayhem è che la sua fama lo precede, sempre, e che i fan si dividono tra quelli per cui sono morti con l'uccisione di Euronymous e tutti gli altri per cui, a prescindere, rimangono un'istituzione. Si esce dalla dimensione della critica per entrare in quella del tifo, ma tutto si può dire dei norvegesi tranne che abbiano mai fatto un album brutto o scontato. Anzi! Ciascun capitolo di una comunque parca discografia è a suo modo importante, nello sviluppo non solo della loro carriera ma del black metal tutto.
Liturgy of Death continua il percorso nell'esplorazione senza compromessi della musica estrema, mescolando sapientemente violenza e ritualismo, strutture non banali né tantomeno orecchiabili con livelli di tensione continua che non lasciano un secondo di respiro. Passaggi cinematografici e improvvisi rallentamenti atmosferici fanno da contorno a un concept: l'approccio diretto alla morte. Non vista in maniera fumettistica o orrorifica, bensì a un livello più psicologico, profondo e spirituale, seppure inequivocabilmente tinto di nero.
Frotte di imitatori continueranno a ricopiare (molti bene, altri benissimo, non c'è dubbio) autentiche pietre miliari quali Freezing Moon o Funeral Fog, ma difficilmente riusciranno a raggiungere vette compositive tali da riuscire a spargere malvagità come Necrobutcher e soci (cui in questa occasione si affianca, in veste di ospite, Garm degli Ulver nella traccia in apertura). Vero peccato capitale, figlio probabilmente delle scellerate scelte delle label negli ultimi anni di infilare bonus a casaccio per vendere edizioni sontuose (che tanto se uno non vuole comprare… vabbè), è avere lasciato fuori dalla tracklist ufficiale Life Is a Corpse You Drag e Sancta Mendacia, due brani davvero validi che avrebbero reso l'album, se possibile, ancora più memorabile. Poco male, si può sempre rimediare in altri modi, no? Un ultimo, doveroso appunto riguardo alla grafica: un plauso all'eccellente lavoro del mai troppo citato Daniele Valeriani, artista che riesce sempre a cogliere nel segno con copertine e inserti memorabili, il tutto vecchia scuola (nessuna AI ammessa).
La Liturgia della Morte si candida sin d'ora come uno degli album di metal estremo da battere in questo 2026.