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Jill Scott: To Whom This May Concern

Jill Scott To Whom This May Concern

Blues Babe Records / Human Re Sources / The Orchard / The Orchard
★★★★ 4/5
Eddy Cilìa
| Lo leggi in 2 minuti

In tutti i sensi, una numero uno.

Dieci anni e mezzo in carenza di Jill Scott, durante i quali l’artista di Philadelphia è stata in realtà ovunque: protagonista al cinema, in diverse serie TV, di una live stream battle con Erykah Badu su Instagram e in cronaca rosa con un secondo matrimonio durato meno del primo, un anno, e il conseguente divorzio. Insomma: tolto qualche featuring a rimanere sguarnito è rimasto giusto il fronte discografico. «Non pubblico un album per rispettare una scadenza o per paura di venire dimenticata. Aspetto l’ispirazione, di avere delle cose da dire»: posizione apprezzabile di chi potrebbe permettersela pure se fosse la musica la sua sola carriera, visto che nel 2015 Woman era un numero uno USA sia pop che R&B bissando la performance del precedente, del 2011, The Light of the Sun. Senza dimenticare che lo strepitoso esordio del 2000, Who Is Jill Scott? Words and Sounds Vol.1, un classicone, performò non così bene in classifica ma nei soli Stati Uniti vanta vendite per due milioni e mezzo di copie.

Il che non toglie che costei ci sia mancata, e parecchio, perché non vi è un’abbondanza di performer al pari esplosive, autrici così eclettiche e che voce quella voce, soprano che indifferentemente seduce e sobilla. Auspicabile che si torni a intervalli accettabili fra un’uscita e l’altra, tre o quattro anni, come nel primo quindicennio del secolo.

Affollatissimo di ospiti, per intanto To Whom This May Concern non lesina in minutaggio, come d’abitudine per la titolare, mai sparagnina, e cattura sin dalla copertina in stile afro. Da una Be Great che, dopo l’introduzione spoken su dinoccolato funk di Dope Shit, trasloca momentaneamente a New Orleans il Marvin Gaye di fine anni Sessanta, subito prima che Beautiful People lo riporti a Detroit, primi Settanta, in una terra di mezzo fra What’s Going On e Let’s Get It On.

Da lì alla fine l’album non smetterà mai di svoltare, svicolare, stupire, transitando dal soffice soul di Offdaback a una pagina strappata al manuale dell’hip hop tardi Ottanta di scuola Native Tongues chiamata Narf Side (produce da par suo DJ Premier), evocando Ella Fitzgerald in una Pay U on Tuesday innervata di ottoni dixie e Minnie Riperton nella romanticissima Pressha, salvo a ruota andare a lambire la disco nell’esplosiva BPOTY. Da lì a un’altrettanto serrata Sincerely Do troveranno spazio fra il resto influssi gospel in Liftin’ Me Up, lo straripare di archi su una linea di basso da urlo di To B Honest, un’escursione hip-house quale Right Here Right Now. Fantastico ritorno.

jill scott 

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