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Charli XCX: Wuthering Heights

Charli XCX Wuthering Heights

Atlantic Records / Warner Music Group
★★★★ 4/5
Max Zarucchi
| Lo leggi in 2 minuti

La riscrittura del pop

La quarantenne Emerald Lilly Fennell è un'attrice, sceneggiatrice e regista londinese di fama internazionale. Già dietro alla cinepresa in Una donna promettente (2020) e Saltburn (2023), il suo ultimo lavoro, appena uscito nelle sale, è un adattamento del classico di Emily Brontë Cime tempestose. Charli XCX, all'anagrafe Charlotte Emma Aitchison, classe 1992, anche lei inglese, è una cantante e attrice che, dopo aver mosso i primi passi su MySpace, ha intrapreso una carriera musicale di tutto rispetto, esponente di punta di un synth/hyper pop da milioni di copie. Unico precedente per lei in materia di musica per il grande schermo Bottoms, del 2023, la colonna sonora della suddetta pellicola è sua.

In questa sede non sono naturalmente immagini e trama a interessarci, quanto gli spartiti. Che potessero innescare una piccola rivoluzione nell'ambito praticato dall'autrice aveva provveduto già il singolo apripista House, realizzato in collaborazione nientemeno che con John Cale, a farlo sospettare e auspicare. Brano sublime, dove una furbissima e irresistibile vena pop si mescola a meraviglia con art rock e sperimentazione. L'intero album si muove su coordinate analoghe, orecchiabilità spiccata ma che non scade mai nel banale. Il contrario! Si coniuga a una ricerca sonora distante all'apparenza anni luce ma che da qualche tempo – valga come esempio particolarmente riuscito Mayhem, di Lady Gaga – va infiltrandosi nel mainstream. Matrimonio sulla carta improbabile e che invece, quando funziona, riesce in un colpo a incuriosire l'ascoltatore più esigente senza pagare dazio allontanando un pubblico più da grandi numeri.

Dopo il successo planetario di Brat molti si aspettavano qualcosa sulla medesima falsariga, o magari ancora più commerciale. Charli XCX fa invece saltare il banco, si mette totalmente in gioco e porta a casa un disco che riscrive il manuale di certa musica popolare al femminile. Cancella la fuffa, lascia la sostanza, indurrà probabilmente acidità di stomaco a quante pensano di fare arte con due mossette sexy e vagonate di autotune su basi che si sospetta create dalla AI, tanta e tale è la loro pochezza (qualcuno ha detto Katy Perry?).

Qui – in una colonna sonora orecchiabile ma non paracula che potrebbe essere il punto di svolta in positivo per un intero idioma sonoro – si respira tutt'altra aria. Un nuovo (synth-)pop è possibile.

charli xcx 

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