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De La Soul: Cabin in the Sky

De La Soul Cabin in the Sky

Mass Appeal Records
★★★★ 4/5
Max Zarucchi
| Lo leggi in 2 minuti

Trasformare la Tenebra in Luce.

"C'è un Dave, qui?" Questa la chiusura di Cabin Talk, brano di apertura dell'inatteso ritorno discografico dei De La Soul. E già la lacrima scende, perché Trugoy The Dove A/K/A Plug 2, A/K/A David Jude Jolicoeur non è più qui a fare il suo 33% di lavoro con i ragazzi di 3 Feet High and Rising. Ha cambiato dimensione da due anni, ma il suo talento e il suo spirito (e qualche suo campionamento, va ricordato) restano ben presenti in ogni beat che permea Cabin in the Sky. Il quale, di suo, è un disco davvero valido che riesce a onorare in maniera positiva e gioiosa (come del resto è tradizione per la posse di Long Island) la memoria del vecchio amico. Portando avanti un'attitudine propositiva che – fin dai tempi di Me Myself and I – ha sempre differenziato i De La Soul da un'ampia parte dei colleghi di area rap/hip hop.

La classe mista all'esperienza della posse e delle vecchie volpi che hanno messo le mani in queste venti tracce regala infatti un'ora e dieci di musica ad alto livello: transizioni assolutamente azzeccate, suoni bilanciati e "umani", testi ficcanti costruiti in maniera complessa senza perdere un secondo di flow, l'insieme curato nei minimi particolari, tanta voglia di continuare a mettersi in gioco, in barba a produzioni che – pur costando dieci volte tanto – risultano piatte e insapori.

Qui invece di sostanza ce n'è. E pure tanta. I camei ricorrenti dell'attore Giancarlo Esposito – che funge un po'da maestro di cerimonie – sono azzeccati e, nonostante la lunghezza complessiva e qualche passaggio meno a fuoco di altri, i De La Soul offrono agli amanti di certe sonorità un album solido, di spessore e assolutamente godibile, caratterizzato da una poetica che attraversa la celebrazione della vita e l'accettazione della morte terrena, l'amore e la battaglia continua per un mondo più giusto, equo, felice. Cose ormai fuori moda in una società immersa nel consumismo e nella violenza sparate 24 ore al giorno davanti agli occhi della gente su schermi verticali. Ma, diciamolo apertamente, ideali per i quali vale più che mai la pena lottare, anche nel proprio piccolo. Magari con un disco che, partendo da una perdita dolorosa, vuole tramutarsi in un messaggio di speranza (che odora inequivocabilmente di erba). Bummmmaaa!

de la soul 

A proposito:

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