Le bugie, anche se bianche, hanno le gambe corte
È stata un'illusione ottica? O forse semplicemente ogni cosa dovrebbe essere vista dalla giusta prospettiva? Quando più di tre lustri fa uscì il debutto degli White Lies, sembrava davvero che la bontà del materiale presente dentro a quei solchi potesse essere un ottimo trampolino di lancio per una band che – seppur nata in coda al revival post-punk degli anni Zero – sembrava avere effettivamente qualche cartuccia in più da sparare rispetto ad altri colleghi. Il merito era soprattutto in un buon songwriting e in una ritmica massiccia e ballabile che facevano da corollario alla splendida voce di Harry McVeigh. Purtroppo, però, non si trattava di un trampolino ma di uno scivolo, siccome a ogni successiva pubblicazione la qualità generale della proposta è andata pian piano calando sino ad arrivare a oggi: un fresco di stampa Night Light dove i nostri giocano nuovamente il tutto per tutto per cercare di accontentare il pubblico. Sì, ma quale?
Nonostante le solite uscite dei membri della band in occasione della presentazione del disco (il repertorio consueto: "finalmente sappiamo cosa stiamo facendo", "abbiamo trovato noi stessi e il nostro sound" e altre dichiarazioni simili), in realtà ci si muove in territori già battuti un'infinità di altre volte (e meglio) da altri lungo l'ultimo mezzo secolo di storia della musica, pescando qua e là prevalentemente dagli anni Settanta e da gente come David Bowie, Bruce Springsteen, Genesis (!!!) e addirittura scivolando in certo AOR a stelle e strisce targato Journey. Va detto che, di per sé, Il disco non è brutto: risulta ben costruito, eseguito in maniera impeccabile, persino allegro e positivo e, nonostante testi di una povertà a tratti imbarazzante, funziona.
Il problema, semmai, è un altro: a chi si rivolge? Quali sono i suoi destinatari? Chi può preferire Night Light a qualsiasi altra uscita di simile natura nel panorama odierno e perché mai dovrebbe? Escludendo i fan duri e puri, i quali probabilmente, pur di sostenere i loro beniamini, ingoieranno anche questo rospo sapendo benissimo di essere lontani dai fasti del passato, per tutti gli altri si tratta dell'ennesimo album minore di un trio comunque rodato cui tuttavia manca quel quid che lo faccia davvero spiccare. Un peccato, perché la loro storia sembrava partita benissimo prima che la band si incartasse per poi snaturarsi alla continua ricerca di un'unicità che continua a sfuggirle. E non è certo questo ultimo lavoro quello che che li salverà dalla media classifica. Vedi, a volte, le prospettive?