Non è più Dolceamara ma sdolcinata la nuova sinfonia di Richard
Richard Ashcroft era, è e resterà per sempre un figo. Perché per una generazione intera cresciuta a pane, cassette registrate ed MTV (quindi non importa se metallara, punk, dark, indie, pop, ascolto-un-po'-di-tutto o cos'altro...) era il tipo strafottente e insofferente che cantava Bittersweet Symphony camminando sul marciapiede spavaldo e fregandosene di tutto e tutti. Il brano in questione, diciamolo pure, era bellissimo, campionamento dei Rolling Stones o meno. E non occorre essere in possesso di orecchie particolarmente fini per capire quanto i Verve siano stati una band molto più che valida che forse nella -travagliata- carriera ha raccolto meno di quanto abbia seminato.
Non che dopo il loro definitivo scioglimento il Nostro non abbia dato in pasto al pubblico cose buone, sia chiaro: tra raccolte e inediti ha infilato sei album più che piacevoli, che in qualche modo trovano nell'ultimissimo Lovin'You una specie di plateau. Certo, buona parte dell'urgenza espressiva si è oramai affievolita, tuttavia è innegabile quanto l'essere sempre e comunque talentuoso nell'intessere melodie armoniche apparentemente semplici ma in realtà complesse e memorabili faccia ancora la differenza rispetto a molti colleghi. Pur non essendo un capolavoro Loving You consegna un autore in forma smagliante, presente a sé stesso e in grado sia di rileggere classici mettendoci del suo (una Lover con sample di Love and Affection di Joan Armatrading scelta come singolo apripista) sia di cimentarsi in territori per lui quasi inediti, o perlomeno tali in maniera così sfacciata come ad esempio le tentazioni pop di I'm a Rebel – non a caso prodotta da Mirwais, già collaboratore di Madonna – o l'aroma folk di Out of These Blues.
Il senso di classico c'è (la conclusiva Fly to the Sun pura melanconia Verve) ma non si ristagna nel già sentito anche se non è tutto rose e fiori. Come spesso è stato nella carriera di Ashcroft il tallone d'Achille sono i testi, che avrebbero potuto essere in gran parte più incisivi e viceversa riciclano cose già dette mille volte (e meglio) da altri, ma, insomma, mica si può avere tutto, no? Ecco, appunto. Al diavolo il bicchiere mezzo vuoto, che va benissimo per chi non amava Richard prima e di certo non cambierà idea dopo questo album. Alla soglia della sessantina, l'eterno ribelle ha ancora qualcosa se non da dire almeno da suonare. Ha pubblicato il suo miglior album? No, tuttavia ha ancora delle frecce nella faretra e sarebbe un delitto non scoccarle amorevolmente verso i fan. Senza troppe pretese e senza troppi "e se?". In fondo, può andare bene anche così.