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Hollie Cook: Shy Girl

Hollie Cook Shy Girl

Mr Bongo / Believe Music
★★★ 3/5
Eddy Cilìa
| Lo leggi in 2 minuti

Pop tropicale in levare da una figlia d’arte

Questa potete tenerla da parte per la prossima volta che giocherete a trivial pursuit (qualcuno gioca ancora a trivial pursuit?) e la materia sarà la musica: cosa accomuna Slash e Hollie Cook? David Bowie fece da babysitter sia al futuro chitarrista dei Guns N’Roses che a lei. Quest’altra pure: un punto di contatto fra i Culture Club e i Sex Pistols? Hollie Cook: la mamma Jeni fu corista per Boy George, il padre Paul è quel Paul Cook lì. A proposito di Boy George: era padrino di battesimo di Hollie. Che nel 2005 si univa, diciottenne, all’ultima incarnazione delle Slits, quella con Ari Up (figliastra di John Lydon) unica superstite del quartetto originale. Era la prematura scomparsa nel 2010 di costei a indirizzarla verso una carriera da solista.

Primo botto: nel 2011 un omonimo debutto salutato da recensioni entusiastiche e molto programmato dalle radio britanniche. Secondo: l’anno dopo, l’invito degli Stone Roses ad aprire un concerto del reunion tour. Alla ragazza non è più capitato di esibirsi di fronte a 75.000 spettatori. E quando mai le capiterà più?

Sbrigata l’aneddotica, inaggirabile se tocca scrivere di costei in Italia dove la conosciamo in quattro, si può passare a spendere qualche buona parola per il suo quinto album, cui quasi certamente non riuscirà la missione già fallita dai predecessori: renderla la star che meriterebbe di essere piuttosto che una la cui piccola fama, contrariamente a quanto in molti pronosticavano all’altezza di un inizio di carriera come visto promettente, resta confinata alla conventicola dei cultori della battuta in levare.  Ha un bel barare Hollie definendo quanto fa non reggae bensì “tropical pop”. E non la aiuta.

In un’altra epoca (nel mondo che Bob Marley plasmò e da decenni non c’è più) Shy Girl non avrebbe forse fatto concorrenza agli UB40 per i vertici delle classifiche ma nelle posizioni di rincalzo un posticino lo avrebbe avuto assicurato. La traccia tanto gioiosa quanto suadente che lo apre e battezza, una Night Night vivacizzata dagli inserti dancehall di MC Horseman, una Holding On con influssi errebì e la romantica e di clamorosa immediatezza Take Me in Your Arms avrebbero provveduto a trainarlo. Oggi che la classe media del pop è scomparsa e navighiamo a vista fra trap, reggaeton e altra assortita immondizia che un’onesta, simpatica mestierante quale Hollie Cook raccolga così poco ci offende.

hollie cook 

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