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Two ordinary boys

The Bonnevilles

Dirty Photographs

Il biglietto da visita del duo, estremamente sintetizzato, informa che l’Irlanda del Nord ha generato gli eredi dei migliori Them incrociati coi migliori Stiff Little Fingers. Un potente orgasmo rock-folk-punk-blues, insomma.

Le cose non stanno proprio così, troppo bello per essere vero, ma concediamo la smargiassata a Andrew McGibbon Jr. (chitarra e voce) e Chris McMullan (batteria). I ragazzi di Lurgan sono sfacciati e ci sanno fare: lo hanno dimostrato soprattutto col terzo album, Arrow Piece My Heart del 2016.

Oggi ci riprovano col nuovo Dirty Photographs, in realtà uscito già lo scorso marzo. Va da sé che il gruppo non ha alcuna intenzione di “fare qualcosa di originale”, ma nemmeno di scivolare banalmente nel revival di maniera. Giocano a carte scoperte, sì, lasciando che siano bravura e genuinità di fondo a conquistare eventualmente gli ascoltatori.

Pur senza i risultati miracolosi millantati nella bio ufficiale, i Bonnevilles convincono proprio grazie a questa evidente sincerità d’intenti. Una schiettezza che si riflette anche a livello lirico: «La condizione umana ha a che fare col peccato e il fallimento; è lì che sta il ‘sugo’ della vita ed è ciò che noi proviamo a descrivere».

Essenziali, sporchi quanto basta ma non rozzi per il solo gusto di esserlo. Provinciali (nell’accezione migliore del termine: si vede e si sente lontano un chilometro che non arrivano da Los Angeles, New York o Londra), ruspanti e peccatori: per conto di Dio o no, missione compiuta.

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