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Gaz Coombes

Deep Pockets

Tre anni fa, Gareth Michael “Gaz” Coombes e gli ex compagni dei Supergrass hanno riesumato e tirato a lucido i master di I Should Coco, l’album-simbolo della loro carriera uscito ventidue anni fa, e ne han fatto una bella ristampa deluxe con rarità e perle varie, come si conviene in questi casi. Coombes, in quell’occasione, ha dichiarato: «Bello ritrovarsi per quest’operazione; bello anche NON fare una reunion».

Questo, tanto per cominciare, l’approccio del nostro eroe a un eventuale ricompattamento dei Supergrass, già ampiamente reclamato dai fan.

Forse non è ancora chiaro, ma Gaz – fin dal suo esordio solista con Here Comes The Bomb del 2012 – ha dimostrato di essersi smarcato dal proprio passato. Sempre abilissimo nell’elaborare pezzi con “hook” così forti da trainare un carroarmato, ma sperimentando e suonando tutto da sé con la sfrontatezza di chi fa ciò che gli pare, sbatacchiato qua e là dai suoi tanti punti di riferimento.

E se gli esordi da solista non sono stati eclatanti dal punto di vista dell’accoglienza, lo stesso non si può dire per il secondo album, Matador, un disco di una bellezza squarcia-cuore.

A tre anni di distanza, ecco Deep Pockets, il singolo che anticipa il nuovo lavoro, World’s Strongest Man, registrato a Oxford nei Courtyard Studios del fido produttore Ian Davenport. Le nuove sfumature di ispirazione, a sua stessa detta, vanno da The Descent Of Man di Grayson Perry a Blonde di Frank Ocean.

Ma, diamine, qui sembra di sentire i Gay Dad con Dimstar (senza "bassone", però).

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