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Jovanotti

Oh, vita!

Sono trent’anni che ogni uscita del Grand’Uomo diventa un dibattito – anche politico – su di lui, invece che un placido giudizio sulle canzoni che sta proponendo. E diventa difficile non sembrare iscritti a uno dei due partiti, gli adoratori o i dileggiatori.

Tendenzialmente chi scrive propende per catalogarlo tra i nomi di primo piano della nostra musica: anche se più di una volta non è stato all’altezza della sua autostima, o dell’entusiasmo adorante di parte dei media (contrapposta alla parte che lo disprezza, con altrettanta goffaggine), Jovanotti per musica, testi e dinamismo mentale (e fisico) gioca in un campionato al quale sono ammessi in pochi.

Ma si sa, questo è il tipo di premessa che si fa prima di allargare le braccia e dire «Però».

Però, spesso, durante questo brano viene da chiedersi: «Ma cosa diavolo sta dicendo?».

Niente di importante. Ma soprattutto niente di nuovo.

Mettiamola così: i cantautori italiani si sono autoinvestiti di una missione ed è quella di spiegarci la vita, spiegare com’è: il più metodico in questo senso è Ligabue, che in una trentina di canzoni ha azzardato definizioni improntate a una certa diffidenza. Jovanotti, viceversa, se ne dimostra smanioso: per lui la vita non è solamente retorica ma sostanza purissima che ti nutre le cellule, giacché la vita nell’era spaziale non è niente male, e in effetti la vita è piena giorni e ore batticuore, e la vita vale, e ha il sorriso a 36 denti e un po' di musica che lubrifica i legamenti, e alla fine il bello della vita è dire un giorno è stata una fatica, oh oooh, perché è questa la vita che sognava da bambino.

E sicuramente da bambino o poco più Jovanotti sognava anche un disco prodotto da Rick Rubin; sicché ha voluto dirlo anche a lui, con un singolo che se a tratti ricorda la parodia di Checco Zalone, forse è semplicemente pensato per piacere a Rubin e agli zii d’America, per convincerli che la vita è «ritmo mozzarella o pomodoro - ecco una pizza» e ribadire questi concetti basilari con un video ricolmo di cupoloni e "souvenir d’Italie".

Tuttavia, per quanto anche nel nostro Paese si vada spesso in solluchero per banalità d’assalto imbracciate con cuore sincero, forse si può timidamente far notare che noi, qui, il vitalismo superJovane di Jovanotti lo abbiamo già sentito (e non solo quello, visto che il groove del brano ricorda vagamente quello che ha usato per la cover di Detto Tra Noi di Edoardo Bennato).

In ogni caso tanti auguri per i milioni di copie vendute e i "sold-out" e i riscontri planetari che arricchiranno la sua vita, ma non è questo il Jovanotti che sognavamo da bambini.

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