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...E inoltre
Simon Cowell: anche nelle disgrazie, è al centro di tutto

Artists For Grenfell

Bridge Over Troubled Water

Le canzoni “pro bono” non vanno criticate? Il loro valore artistico passa in secondo piano? Si diventa cinici quando si sospetta qualcuno di cinismo, anche se questo qualcuno è Simon Cowell, uno dei più insulsi discografici del Regno Unito, riciclatosi come inventore dei maggiori talent show del pianeta? Uno sempre pronto a raccogliere soldi con la musica, sia per aiutare le vittime del terremoto di Haiti, sia per finanziare l’esercito israeliano?

Ah, quante domande. Facciamola semplice. Com’è, sta benedetta cover del classico di Paul Simon, eseguita da un cast di stelle e andata subito al n.1 a Londra e restodellisola? È interessante confrontarla con l’originale per capire che cosa Cowell consideri stravecchio nel brano di Simon & Garfunkel (1970), interpretato nel tempo anche da Elvis Presley, Aretha Franklin, Elton John, Bon Jovi, Jackson 5, Andrea Bocelli e Franco Battiato.

Che si parta con un rap (di Stormzy, star del grime, grande speranza albionica per sfondare nel mercato Usa) è quasi banale – e lo stesso si può dire delle parole («Poteva esserci mio nipote, o mia mamma, o io»). Stormzy si prende trenta secondi, mentre a tutti gli altri è concessa una frase, massimo due, sia che si tratti delle fresche popstar o dei vecchi eroi (in netta minoranza rispetto ai nuovi: ci sono Roger Daltrey, più Pete Townshend e Nile Rodgers alla chitarra, forse l’unico americano, evidentemente di passaggio. Ah, e poi Robbie Williams e Kelly Jones degli Stereophonics – che, vista la media anagrafica delle classifiche britanniche, vanno in quota anziani).

È interessante come l’arrangiamento sacrifichi la parte pianistica, che in S&G aveva un ritmo da gospel incalzante, in attesa dell’entrata del basso. Qui invece diverse note letteralmente spariscono, un po’ come nella famosa richiesta dell’Imperatore a Mozart.

In compenso, con un accompagnamento più lento e semplificato, i cantanti possono "infiorettare", per quanto nessuno (vista anche la molteplicità di voci) azzardi la progressione verso le note alte di Art Garfunkel.

Non che non si gridi, specie verso la fine con Louisa Johnson (X Factor) e Will Arthur (X Factor anche lui. Ma forse anche in Italia fare un singolo senza i talentati sarebbe impossibile): non solo Cowell, ma tre quarti dei produttori contemporanei vi garantiranno che, se il pubblico non sente il cantante sgolarsi, penserà che sia scarso.

Dopo il "corissimo" finale, manca la seconda parte del pezzo, ma in questo caso si può convenire che il testo «Sail on silver girl (…) All your dreams are on their way, see how they shine» non si presti a commentare la tragedia e il sentimento nei confronti sia delle vittime che dei sopravvissuti.

Però è emblematico, è stata scelta una canzone che va bene solo per metà. Ecco, è più o meno lo stesso giudizio che si può dare del brano: bellino per metà, commuove per metà. E certamente mai quanto il video.

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