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Veleno per uomini e topi

Poison Rites

City Abuse

Per molti musicisti giovani il rock’n’roll è ancora una cosa seria, nonostante una certa deriva macchiettistica ad altissimi livelli. A questo proposito, scegliete un’istantanea del grottesco fra le seguenti:

a) i Rolling Stones settuagenari che si ostinano a cantare Let’s Spend The Night Together (in quale reparto dovremmo passarla, esattamente, questa fatidica notte assieme?)

b) gli AC/DC con Axl Rose alla voce (azzoppato e spaparanzato sul trono di fave)

c) il “tour d'addio” degli Scorpions (che va avanti dal 2010: sì, anche Ozzy Osbourne e i Kiss fanno questo trucchetto da anni, ma in genere i tedeschi mantengono le promesse)

Dicevamo, scusate: per gente che ha poco da guadagnare (economicamente) ma nulla da perdere (moralmente), come gli americani Poison Rites, si tratta tuttora di una faccenda molto importante.

Lo dimostra il loro omonimo, fresco disco di debutto: dieci pezzi e una pioggia di riff avvolti dal filo spinato, lanciati a velocità molesta lungo i binari di un suono "lo-fi", violento e frastornante.

Chiaro: una canzone vale l’altra, più o meno (abbiamo scelto questa solamente perché è l’unica che si trova sul Tubo!). Tanto sono tutte uguali e, soprattutto, belle. E se aveste pure tempo e voglia di leggere questa intervista in inglese, capireste che i quattro ragazzi di Denver, nel 2017, hanno capito tutto. Ma proprio tutto.

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