Humans vs Robots
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...E inoltre
Vi aspettavate la foto di una ragazzetta di 15 anni, vero?

Sophia Anne Caruso

No Plan

La beatificazione dell’artista morto è un rullo compressore, e da decenni – anche se certo i social vanno aprendo nuovi scenari. Però qui sta accadendo qualcosa di blackmirroriano: Bowie ci sta parlando più da morto che nell’ultimo decennio da vivo. Forse rammentate anni fa una rivista la cui copertina chiedeva, in caratteri immani: «Che fine ha fatto David Bowie?». The Next Day (2013) non aveva risolto tali scampoli di assenza. Chissà se proprio la freddezza con cui era stato accolto anche dai fan aveva convinto Bowie a progettare qualcosa che spiazzasse definitivamente il pianeta: dopo la vita su Marte, la vita su Morte. Ha cominciato Blackstar, che esprime un punto di vista spostato in avanti, dal «Something happened on the day he died» della title track al tempo presente di «Look up here, I’m in Heaven» del brano Lazarus. Il quale dà oggi il titolo al musical che include anche No Plan, When I Met You e Killing a Little Time. Lazarus il musical pare una riflessione di Bowie sullo stato delle cose ORA, un bilancio a freddo dopo quel qualcosa accaduto il giorno che morì, un tentativo di tirare le fila di tutti questi discorsi di morte terrestre, vita aliena, l’idea delle stelle, l’idea della star. Su YouTube l’unica versione di No Plan disponibile è quella cantata sul palco dalla teenager Sophia Anne Caruso; quella incisa da Bowie stesso non si trova (c’è però su Vimeo): è un brano che si regge sull’equilibrio impalpabile di una voce fragilissima, sempre sul punto di spezzarsi, un sottofondo musicale etereo che pesca dalle solitudini più cosmiche mai abbozzate dal nostro uomo, e un testo in cui fermezza e senso di incertezza, da «Nothing to regret» a «No plan», si sovrappongono. Probabilmente deve ancora ambientarsi. Attendiamo future comunicazioni.

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